Andrea Navagero, nobile veneziano, nacque nel 1483 e studiò a Padova sotto l’egida di noti umanisti (Sabellico, Musuro, Pomponazzi), affinando una solida cultura classica. Il suo talento lo portò a collaborare con Aldo Manuzio nel curare edizioni di importanti autori latini, tra cui Cicerone, Virgilio, Lucrezio, Orazio e Quintiliano. Nel 1516, succedette a Sabellico come bibliotecario della celebre raccolta Bessarione presso la Biblioteca Marciana, assumendo anche il ruolo di storiografo ufficiale della Repubblica di Venezia. Da questa posizione, fu incaricato di proseguire le Historiae rerum Venetarum iniziate dal suo predecessore Sabellico, anche se l'opera rimase incompleta e, dopo la sua morte, affidata a Bembo. Navagero si distinse anche come poeta: compose 44 liriche latine raccolte nel Lusus e pubblicate postume (1548), caratterizzate da toni elegiaci e idillici di chiara matrice virgiliana e catulliana. Scrisse inoltre orazioni funebri per figure illustri – Caterina Cornaro (1510), Bartolomeo d’Alviano (1515) e il doge Leonardo Loredan (1521). La sua carriera diplomatica fu altrettanto significativa: fu ambasciatore della Repubblica alla corte di Carlo V in Spagna (1524-1526), svolgendo un ruolo determinante nel processo di liberazione del re Francesco I, precedentemente catturato nella Battaglia di Pavia. Nel corso della missione in Spagna e in Francia (1528), descrisse con precisione città e ai luoghi, contribuendo alla trasmissione del modello petrarchesco verso la letteratura iberica. Tornato a Venezia nel 1528, fu successivamente nominato ambasciatore presso la corte francese, ma morì improvvisamente l'8 maggio 1529 a Blois, mentre si recava al congresso di Cambrai. Bibliografia: https://www.treccani.it/enciclopedia/andrea-navagero_(Dizionario-Biografico)/#google_vignette