Isabella Andreini (nata Canali) nacque a Padova nel 1562, di famiglia veneziana; poco sappiamo della sua prima formazione, ma le fonti coeve la dicono colta e pratica di francese e spagnolo. Entrò giovanissima nella compagnia dei Gelosi (forse già nel 1576) e dal 1578 – anno delle nozze con l’attore Francesco Andreini – ne fu la prima donna "innamorata", al punto da fissare nel repertorio il tipo scenico stesso di "Isabella"; a periodi, i coniugi ressero anche la direzione della troupe. Nel 1588 pubblicò a Verona la favola pastorale La Mirtilla; nell’estate 1589 i Gelosi furono chiamati a Firenze per le nozze di Ferdinando I de’ Medici e, il 13 maggio, la Pazzia d’Isabella la consacrò come attrice "maravigliosa". Accolta e lodata da poeti come Tasso, Marino e Chiabrera, coltivò in parallelo la scrittura: le Rime (1601), quindi – postumi – le Lettere (1607) e i Ragionamenti piacevoli; il marito raccolse poi i Fragmenti (1620). Tra 1603 e 1604 la compagnia si esibì a lungo alla corte di Enrico IV: alla partenza, Maria de’ Medici ne lodò ufficialmente l’arte; sulla via del ritorno, Isabella morì a Lione l’11 giugno 1604, onorata da esequie solenni e da una medaglia commemorativa con il motto Aeterna fama. Il figlio Giovan Battista le dedicò il Pianto di Apollo (1606). Nella memoria dei contemporanei e nella tradizione teatrale, Isabella resta la prima grande attrice italiana: simbolo dell’ascesa sociale dell’artista di scena e ponte fra pratica attorica e letteratura di fine Cinquecento.