Francesco Contarini, veneziano attivo tra la fine del Cinquecento e i primi decenni del Seicento, ebbe rapporti stretti con l’ambiente intellettuale padovano, dove con ogni probabilità soggiornò. La sua produzione comprende la tragedia a lieto fine Isaccio (1615), due favole pastorali - La fida ninfa (1598) e La finta Fiammetta (1610) - e l’idillio Il dono di Nerina (1614). Le due pastorali, recuperando modello e culto petrarchesco, sono entrambe ambientate “nel colle Arquado” e così elaborano il mito di “Arquadia”, trasfigurazione arcadica dei Colli Euganei. Un'edizione della Finta Fiammetta figura più tardi nella biblioteca di Giacomo Leopardi. Bibliografia: E. Selmi, Francesco Contarini, in Leopardi e la cultura veneta. Edizioni, Autografi, Fortuna, a cura di G. Ronconi, Padova, Biblioteca Universitaria di Padova, 1998, pp. 105-106.