Connessione Letteraria #143

Maddalena Scrovegni • Epistole di Maddalena Scrovegni

Estratto Letterario

"Littera dominae Magdalenae filiae domini Ugolini de Scro vignis de Padua domino Jacobo de Verme, congaudens de acquisitione Paduae facta per dominum Comitem Virtutum etc., quam scripsit propria manu.
Inclitae praestantiae viro militi gloriosissimo domino Jacobo de Verme ut Domino insigniter venerando. Dum nimium audax, strenui viri domini Ugulotti consanguinei mei hortatione commota, Vobis scribere paro, heroum gloriosissime, morum celebritate colende, functis assueto successu, mihi, infirmiori sexui, connexe Davidicum illud occurrit: "Canlale Domino canticum novum, quia mirabilia fecit. Nolum fecit salutare suum, in conspectu gentium revelavit iustitiam suam, qui exaudivit preces nostras et adduxit nos de lacu miseriae et de luto faecis, et statuit super petram pedes nostros et immisit in os nostrum canticum novum. Exullate ergo Deo adiutori nostro", laetissimi et vere felicissimi cives, quo niam optata lux clarissima mundi huic vestrae miserrimae urbi nuper affulsit, sereno numine coeli et sublato nebulo cala mitatis confisae. Illustre sidus nobis apparuit divinitus coelo demissum claritate iocundum iustitia et pietate perspicuum, cel sioris experientiae decus insigne, quod flexis genubus venerandum aestimo atque colendum; ad cuius venerabile signum certo remige per hoc vitae salum nobis dirigendus est cursus prosperitatis iocundae, ut demum, per tot nequissimos fluctus tempestatis adversae disiecti, tutum legamus in litore portum, ut, resistente carina, e tanto naufragio nobis contingat evadere, nostri Serenissimi ac illustristrissimi Principis Domini nostri clavum regente clementia, qui modum protervis imponet et malemeritos iubebit praemia ferre sua ac flebiles threnos reddere crudelissima sceptra. Ipsius namque clara potentia sinistro pergere gressu protervi coepere tyranni, ad inferiora depressi, exitio eorum in fausta passuri; qui, cespitantes transversi per scelerum prava, in sententiam divini iudicii properarunt, non advertentes mala malorum terminanda malis et probris calcanda malignis, profundo aeternae noctis criminum somno demersi, dum paratissimas promunt in se poenas eorum perfidiae, quae adversus meditatam causam celerrimo cursu saepe in suum se convertit excidium, ut culpae suae, sui incerta, ultro succumbat et diro supplicio patiatur adversa. Ubi nempe oriuntur, ibidem terminantur iniqua, et in auctorem redeunt admissa nefanda. "

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Luogo biografico
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Autore

Nome: Maddalena Scrovegni
Periodo: 1356-1429
Categoria: Quattrocento
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Opera

Titolo: Epistole di Maddalena Scrovegni
Edizione: A. Medin, Maddalena degli Scrovegni e le discordie tra i Carraresi e gli Scrovegni, in Atti e memorie dell'Accademia patavina di lettere, scienze ed arti, Padova, Tipografia Randi, pp. 213-272.
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Luogo

Nome: Cappella degli Scrovegni
Indirizzo: Piazza Eremitani, 8, 35121 Padova PD
Coordinate: 45.41181767107308, 11.879524868027584
Descrizione:
La Cappella degli Scrovegni, conosciuta da tutti con il cognome del suo committente Enrico, è intitolata a Santa Maria della Carità e nota in tutto il mondo per lo straordinario ciclo pittorico realizzato da Giotto, dal 2021 parte del Patrimonio Mondiale UNESCO. La cappella fu commissionata da Enrico degli Scrovegni, figlio di Rinaldo, facoltoso usuraio padovano, che agli inizi del Trecento aveva acquistato da un nobile decaduto, Manfredo Dalesmanini, l'area dell'antica arena romana di Padova. Qui provvide a edificare un sontuoso palazzo, di cui la cappella era oratorio privato e futuro mausoleo familiare. Chiamò ad affrescare la cappella il fiorentino Giotto, il quale, dopo aver lavorato con i francescani di Assisi e di Rimini, era a Padova chiamato dai frati minori conventuali ad affrescare la sala del Capitolo, la cappella delle benedizioni e forse altri spazi nella Basilica di Sant'Antonio. Infondata, invece, è la voce secondo cui Enrico Scrovegni avrebbe commissionato la Cappella come atto d'espiazione del peccato commesso dal padre, che Dante Alighieri, qualche anno dopo la conclusione del ciclo giottesco, pone all'Inferno tra gli usurai. L'opera di Giotto costituisce il massimo capolavoro ad affresco dell'artista e testimonia la profonda rivoluzione che il pittore toscano portò nell'arte occidentale. Il ciclo affrescato da Giotto in soli due anni, tra il 1303 e il 1305, si dispiega sull'intera superficie interna della Cappella narrando la Storia della Salvezza in due percorsi differenti: il primo con le Storie della Vita della Vergine e di Cristo dipinto lungo le navate e sull'arco trionfale; il secondo inizia con i Vizi e le Virtù, affrontate nella porzione inferiore delle pareti maggiori, e si conclude con il maestoso Giudizio Universale in controfacciata. Il soffitto voltato è un manto azzurro di stelle e presenta, nei tondi, le figure di Maria, di Cristo e dei Profeti. Nel presbiterio si conserva ancora il gruppo scultoreo Madonna con il Bambino tra due angeli realizzato dal grande scultore Giovanni Pisano all'inizio del Trecento.
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