Connessione Letteraria #224

Galileo Galilei • Dialogo de Cecco

Estratto Letterario

"NA. Mo n’heto vezù quella Stella, che sberlusea la sera zà tri misi, que la parea n’ogio de zoetta? e si adesso la se vè la mattina con se và a bruscare, que la fà on spianzore beletissemo? no t’acuorzito, che la xè vegnua da fresco? e que no la s’ha vezua mè pì inanzo d’adesso? mo l’è ella cason de ste smeravegie, e de sti sicchi, segondo, che dise on dottore da Pava.
MA. Ch’in seto ti, que la no se hab-bie me pi vezua?
NA. A sentì l’altro diazzo uno, che lezea on certo slibrazzuolo, e si el disea, que la se scomenzè a desfegurare lomè a gi otto del mese d’ottubrio passò. E si quel librazzuolo el l’haea fatto on lettran da Pava, che ’l contava pò assè conse.
MA. Doh cancaro a i scagarieggi da Pava, fuossi, per che questù no l’ha vezua elio, el vuole, che tutti ghe cherza, que me pi la no ghe suppi stà? Gnan mi a n’hò mè vezù le Toescarie e si le ghe xè. "

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Autore

Nome: Galileo Galilei
Periodo: 1564-1642
Categoria: Seicento
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Opera

Titolo: Dialogo de Cecco
Edizione: G. Galilei, Dialogo de Cecco di Ronchetti da Bruzene in Perpuosito de la stella nuova, in Le opere di Galileo Galilei, a cura di A. Favaro, vol. II, Firenze, G. Barbèra
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Luogo

Nome: Castello carrarese / Specola
Indirizzo: Piazza del Castello, 16, 35141 Padova PD
Coordinate: 45.40273078687404, 11.869770574204827
Descrizione:
Il complesso sorge nel settore sud-est del centro storico, alla biforcazione del Bacchiglione (Tronco Maestro e Naviglio interno), nell’area tradizionalmente detta “in Vanzo”: un impianto fortificato che ingloba la Torlonga (poi Specola) e un grande cortile chiuso da ali edilizie. La presenza di un nucleo castrense è attestata dalle fonti già in età altomedievale; nel 1242 Ezzelino III da Romano avvia un castello attorno alla chiesa di San Tommaso, secondo quanto ricorda anche Rolandino da Padova. Le ricerche stratigrafiche documentano, nell’area del castello, preesistenze romane e un dongione altomedievale; l’intervento ezzeliniano è confermato almeno per la porta occidentale. Il volto che conosciamo è soprattutto trecentesco. Tra 1374–1375 i Carraresi rifondano il castello come castello-reggia, cantiere diretto dal “maestro Nicolò della Belanda” secondo i cronisti Galeazzo e Andrea Gatari. In questa fase il castello è non solo presidio militare ma anche luogo di rappresentanza: affreschi, emblemi dinastici (scacchi bianchi e rossi sulle torri) e segni del sistema di alleanze testimoniano la funzione politico-simbolica dell’architettura signorile. Decisivo è anche il collegamento sopraelevato con la Reggia Carrarese: il “traghetto alle mura”, un viadotto di circa 28 arcate che dalla loggia del palazzo di ponente correva verso le mura e consentiva alla corte una via sicura di fuga o trasferimento al castello; demolito nel 1777, è ancora leggibile in alcuni ruderi. Con l’annessione a Venezia (1405) e, poi, con le mura rinascimentali, il castello perde il suo ruolo strategico: conosce usi civili e dal periodo napoleonico-austriaco diventa struttura carceraria, funzione mantenuta nell’Italia unita fino al Novecento. Nel 1761 il Senato veneto istituisce l’Osservatorio astronomico dell’Università: l’architetto Domenico Cerato e l’abate Giuseppe Toaldo trasformano la Torlonga in Specola con un osservatorio superiore (sala ottagonale) e uno inferiore (linea meridiana); i lavori si concludono nel 1777. La Specola ospita oggi il Museo dell’INAF–Osservatorio di Padova. Il Castello Carrarese concentra mille anni di storia urbana: dall’originaria fortificazione sull’acqua al laboratorio politico della signoria trecentesca (in rete con la Reggia), fino alla rinascita scientifica settecentesca con la Specola e ai più recenti programmi di riuso culturale.
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