Connessione Letteraria #253

Lorenzo Da Ponte • Memorie di Lorenzo Da Ponte

Estratto Letterario

"Un giovinotto, che aveva gran pretensione al gioco delle "dame", espose in una bottega di caffè un manifesto, nel quale sfidava chiunque. Io credeva di non esser in quel gioco a chi che si fosse inferiore. Volli però cimentarmi. Gli feci fare l'offerta, ed ei l'accettò, fissando la somma del danaro da giocarsi e il numero delle partite. Io non aveva danaro che per pagare la prima, se avessi perduto. Come però guadagnai, così seguitammo a giocare, ed io gli vinsi in breve ora le dodici partite fissate, dieci delle quali fur doppie. Mi pagò sul fatto ventidue piastre e confessossi inferiore. Alcuni giovani della università, ch'erano stati presenti e che pensavano forse di vendicare l'amico, riguadagnandomi quel danaro, mi proposero una partita al gioco dell'"ombre". Secondo l'uso del paese sarebbe stata scortesia il rifiutarla. Mi convenne dunque accettare l'invito, quantunque fosse contra mia voglia. Ebbi la fortuna però di guadagnare anche a questi; e, prima che suonasse la mezzanotte, andai a casa dopo una buona cena e con trentasei piastre in tasca. Questo cambiamento improvviso mi diede un felice presagio per l'avvenire. Seguitai a giocare per vari giorni, sempre vincendo. Questa maniera però di vivere non mi piaceva molto. È vero che aveva occasione di conversare spesso co' più nobili personaggi e coi più chiari ingegni di quella città, e specialmente coll'impareggiabile Cesarotti, a cui non so se più il Memmo o qualche mio verso m'aveva reso caro. Sebbene però trovato avessi nel favore della fortuna quello che la pietà degli uomini m'aveva negato, pur ricordandomi de' casi passati e desiderando di correre vie più onorate, risolsi improvvisamente di lasciar Padova e di tornare a Venezia."

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Autore

Nome: Lorenzo Da Ponte
Periodo: 1749-1838
Categoria: Settecento
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Opera

Titolo: Memorie di Lorenzo Da Ponte
Edizione: L. Da Ponte, Memorie, voll. I-II, commento di A. Torno, Milano, Claudio Gallone Editore
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Luogo

Nome: Caffè Pedrocchi
Indirizzo: Via VIII Febbraio, 15, 35122 Padova PD, Italia
Coordinate: 45.407744696487164, 11.877217249281498
Descrizione:
Il Caffè Pedrocchi è uno dei principali caffè storici e letterari d’Italia, simbolo urbano di Padova e luogo di ritrovo di studenti, docenti e intellettuali fin dall’Ottocento. È noto come il “caffè senza porte” perché per tradizione restò aperto giorno e notte fino alla Prima guerra mondiale. Il progetto dell’“Stabilimento Pedrocchi” fu affidato all’architetto Giuseppe Jappelli; il piano terreno fu completato nel 1831, mentre il Piano Nobile venne inaugurato nel 1842 in occasione del IV Congresso degli Scienziati Italiani. L’insieme unisce una struttura neoclassica (fabbrica principale) con un’ala neogotica detta “Pedrocchino” (pasticceria), aggiunta tra 1836–39: un impianto eclettico che prosegue nelle sale superiori, ciascuna arredata in uno stile storico diverso (fra cui Etrusco, Greco, Romano/Ercolano, Rinascimento, Egizio, Napoleonico). Al piano terreno le sale “tricolori” (Verde, Rossa, Bianca) richiamano l’iconografia risorgimentale. La Sala Verde è legata a una tradizione di libero accesso (anche senza obbligo di consumazione), che ne fece a lungo un rifugio per studenti e meno abbienti; la Sala Bianca conserva la memoria degli scontri dell’8 febbraio 1848. Durante la prima insurrezione studentesca patavina contro gli Austriaci, infatti, i militari aprirono il fuoco anche dentro il Pedrocchi: la cronaca civica ricorda, fra le vittime, Giovanni Battista Ricci (Verona), colpito in via del Sale e morto pochi giorni dopo, e Giovanni Anghinoni (Bozzolo), ucciso da un colpo di baionetta mentre si gettava da una finestra del Caffè. L’episodio è parte integrante della memoria risorgimentale padovana. Oggi il Piano Nobile ospita il Museo del Risorgimento e dell’Età Contemporanea, che ripercorre la storia padovana e nazionale dal 1797 al 1948 e accompagna il visitatore alla scoperta delle sale storiche del Pedrocchi; il Caffè continua la sua attività nel cuore della città.
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