A. Tassoni, La secchia rapita, a cura di D. Provenzal, Milano, Rizzoli
1950
1622_1630
La secchia rapita è un poema eroicomico in ottave e in 12 canti: Tassoni comincia a comporlo tra 1614–1615 (prima stesura in 10 canti), poi lo amplia e ne cura a lungo la revisione. La princeps esce anonima a Parigi nel 1622; seguono l’edizione Ronciglione 1624 a nome dell’autore e la definitiva a Venezia nel 1630, corredata dalle Dichiarazioni (l’auto-commento ironico firmato con lo pseudonimo “Gaspare Salviani”). Lo spunto è il celebre episodio del “furto della secchia” durante i conflitti fra Modena e Bologna (battaglia di Zappolino, 1325): la contesa per una secchia di legno diventa pretesto per una “epopea al rovescio”, con dei olimpici che parteggiano per l’una o l’altra città e con figure comiche come il conte di Culagna e la guerriera Renoppia (a capo di un esercito di donne). Il tono è continuamente parodico: moduli e invocazioni dell’epica alta sono riusati per smascherare vizi, retoriche e rivalità dell’Italia dei Comuni. Nel costruire la sua geografia satirica dell’Italia comunale, Tassoni intreccia all’asse Modena–Bologna episodi e personaggi storici anche anacronistici, come Ezzelino III da Romano, insieme a Federico II e re Enzo (canto XI): è uno dei modi con cui il poema allarga il quadro dalla cronaca locale a un affresco politico-irrisorio della Penisola. La miscela di serio e comico fa della Secchia il modello italiano del poema eroicomico: un genere nuovo che, partendo dal canone epico, ne sovverte tono e gerarchie, e influenzerà la tradizione europea successiva.
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183
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