G. Galilei, Il Saggiatore, introduzione di P. Guaragnella, note a cura di R. Lavopa, Milano, Rizzoli
2023
1623
Il trattato nasce come risposta alla Libra astronomica ac philosophica (1619) pubblicata sotto lo pseudonimo Lotario Sarsi dal gesuita Orazio Grassi, nella polemica seguita all’osservazione delle tre comete del 1618. Galileo replica quattro anni dopo con Il Saggiatore, che sposta il baricentro dalla disputa “fattuale” sulle comete alla questione metodologica: come si conosce la natura, con quali strumenti e linguaggi. L’opuscolo è rivolto a Virginio Cesarini e dato alle stampe a Roma. L’uscita coincide con l’elezione di Urbano VIII (Maffeo Barberini), al quale il libro è dedicato: non è un dettaglio d’apparato, perché l’appoggio del nuovo pontefice favorì la circolazione di un testo altrimenti urticante per gli ambienti scolastici e gesuitici. Sotto la veste brillante della controreplica a Sarsi/Grassi, il Saggiatore propone un programma: la filosofia della natura va letta “nel libro dell’universo” scritto in lingua matematica; senza geometria e misura si “vaga in un oscuro labirinto”. È il celebre passaggio del “libro della natura”, oggi riconosciuto come manifesto della matematizzazione dell’indagine naturale. Galileo difende l’uso congiunto di esperienza e ragione matematica, contro l’argomentazione d’autorità (l'ipse dixit) e contro l’affidamento esclusivo alla retorica o alla pura deduzione scolastica. Sceglie volutamente l’italiano (e non il latino), innestando la polemica scientifica nel registro alto della prosa volgare: il testo alterna citazioni dell’avversario (in latino) e repliche caustiche in italiano.
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189
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