F. T. Marinetti, L’alcòva d’acciaio. Romanzo vissuto, Milano, Vitagliano
1921
1921
L’alcòva d’acciaio è il libro di guerra che Marinetti compone tra il 1919 e il 1920 e pubblica nel 1921 presso Vitagliano: una narrazione in prima persona dell’ultimo anno del conflitto, dal Piave a Vittorio Veneto, costruita come un “romanzo vissuto” di taglio diaristico. Le sequenze sono quasi cinematografiche, con “primi piani” e stacchi rapidi fra vita militare e vita amorosa. La vicenda segue Marinetti artigliere poi pilota di autoblindo durante la controffensiva del 1918: capitoli come “La 74” (la sua blindata) o “La più bella notte d’amore” segnano l’asse tematico macchina/eros/patria che culmina nella figura della “alcòva d’acciaio”, cioè l’interno della blindata trasformato in spazio nuziale-simbolico con l’Italia. Il testo alterna azione (marce, scontri, liberazioni) a interludi erotici e a squarci polemici o visionari, mantenendo però una sintassi sostanzialmente tradizionale. Sul piano stilistico l’opera intreccia retorica futurista (velocità, macchina, energia) e registri memoriali, una sorta di diario costruito per sequenze dove la scrittura monta scene brevi, contrasti e accelerazioni, più che una trama compatta. È in questo senso che la definizione di romanzo vissuto segnala insieme immediatezza e progetto formale. La blindata “74” è la protagonista meccanica del libro: se il modello non è nominato nel testo, la letteratura tecnico-storica riconduce verosimilmente la 74 all’Ansaldo-Lancia 1ZM, l’autoblinda italiana impiegata nel 1918.
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