Padova e i Colli Euganei

Articolo • Prima edizione: 1964

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Padova e i Colli Euganei
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1964
1964
Padova e i Colli Euganei è il capitolo che Giovanni Comisso dedica a Padova nella monografia Veneto della collana Touring Club Iitaliano “Attraverso l’Italia – Nuova serie” (Milano, 1964). Padova è rappresentata come «la più vitale» tra le città venete: non per goliardia, ma per una “forza euganea” di lunga durata; da qui anche l’ironico riferimento al grattacielo come possibile “provincialismo” (il voler «non essere da meno di Milano»), subito corretto dall’idea di una vitalità reale nel commercio, nell’industria e nell’agricoltura. La prosa passa a un ritratto sensoriale di Prato della Valle («Vasta è questa Padova antichissima… fino a riempirsi di cielo»), con il giro di statue trasfigurato dal foliage dei platani e dalle foglie che «galleggiano come ranocchi d’estate». Seguono i luoghi-simbolo: Cornaro e l’Odeo (Falconetto), il Santo («cupole e campanili… come minareti»), l’Orto botanico (fondato nel ’500 come Orto dei Semplici, con l’episodio goethiano della palma), Scrovegni (Giotto, opere salve) in contrappunto alla perdita degli Eremitani (Mantegna, 1944). La chiusura è paesaggistica: i colli, «così staccati sulla pianura che sembrano isole sul mare»; nelle giornate terse si vedono da Venezia «acuminati e cilestrini». Il percorso comprende Arquà (Petrarca) e Praglia (eco fogazzariana), intrecciando memoria letteraria e fenomenologia dello sguardo.

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309 Padova antichissima Vasta è questa Padova antichissima che si importica per lunghe strade fino a riempirsi di cielo nel Prato della Valle di fronte alle cupole della Bas...