G. Martius Narniensis, De doctrina promiscua, Lione, apud Ioan. Tornaesium
1552
1490
Nel 1490, dopo la morte del re Mattia Corvino, Galeotto Marzio completò il De doctrina promiscua, che dedicò a Lorenzo de’ Medici sperando in un nuovo mecenate e forse in una cattedra a Pisa o Bologna. L’opera è molto varia nei contenuti e affronta temi scientifici (astronomia, anatomia, botanica) accanto a elogi politici e riflessioni culturali. Marzio critica apertamente magia e alchimia, sostenendo un sapere fondato sull’osservazione e l’esperienza, e si oppone anche agli eccessi dei filologi che alterano i testi antichi. Apprezza invece il ruolo della stampa nella diffusione del sapere. Le sue posizioni contrastavano con quelle di autori come Ficino e Bonfini. L’opera non ebbe subito diffusione: fu stampata solo nel 1548 da Lorenzo Torrentino, e poi riedita a Lione e Francoforte. Nel 1595, Francesco Serdonati ne pubblicò una versione in volgare, adattandola alla sensibilità della Controriforma.
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I pronostici astrologici: la peste a Padova (cap. XXXII)
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[...] gli indovinamenti universali delle cose fatti in questo modo non riescono veri se non dirivano da grandissime coniunzioni, o, sieno ispirati da ...