Poesia dialettale pavana • Prima edizione: 1520 circa
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Alfabeto dei villani
Poesia dialettale pavana
M. Esposto, Tra satira e realismo: per un’edizione commentata dell’Alfabeto dei villani pavano, in «Italique», XXIII, pp. 245-274
2020
1520 circa
L'Alfabeto dei villani è un poemetto anonimo in pavano (il padovano del Cinquecento), scritto in terzine endecasillabe, che mette in scena i contadini mentre elencano, con amara ironia, vizi, fatiche e miserie della loro vita. Gli studiosi lo considerano uno dei vertici della lirica pavana del XVI secolo. Il testo circola in area veneta nei primi decenni del ’500. È trasmesso da due manoscritti di punta (Venezia, Marciana It. XI 66; Treviso, cod. Sorelli ms. 1445) e da diverse stampe popolari cinquecentesche. Sulla datazione, nel testo si allude a un “gran deslubio”: Lovarini lo lega ai pronostici del diluvio del 1524 (proponendo 1522–24); Milani è più cauta e propone comunque anni ’10 del Cinquecento. Il testo è in forma di un abecedario poetico: ricalca le tavolette per imparare a leggere, apre con il segno di croce, Ave e Pater noster, poi procede lettera per lettera lungo l’alfabeto. La scelta “da sillabario” contrasta volutamente con la materia bassa e dolorosa del racconto. Riprende i topoi della satira antivillanesca medievale e rinascimentale (l’odore, la rissosità, l’ignoranza), ma insieme insiste sulla dura realtà: tasse, soprusi, lavoro senza beneficio, cibo poverissimo, vestiti logori, case misere. Particolarissimo è l’uso della prima persona plurale (“noi contadini”), che fa oscillare il tono fra caricatura e realismo partecipe. Per la perizia metrica (terzine) e l’invenzione formale dell’alfabeto, è spesso indicato come il componimento più alto della produzione pavana del ’500; dialoga inoltre con la coeva scena ruzantiana e con l’intera tradizione nord-italiana della satira “contro il villano”, pur smussandone il livore grazie alla voce interna dei contadini.
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L'alfabeto dei villani
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La santa croce, l’Ave Maria, il Paternostro non siamo riusciti a tenerli a mente, né l’alfabeto imparato sulla stampa o con l’inchiostro....