Concetto Marchesi (Catania, 1 febbraio 1878 – Roma, 12 febbraio 1957) è stato uno dei maggiori latinisti italiani del Novecento e una figura-chiave dell’antifascismo universitario padovano. Formato sul versante classico (laurea a Firenze nel 1899 con il grande filologo Raffaele Sabbadini, di cui sposerà la figlia Ada nel 1910), insegnò nei licei (Pisa, 1906–1915) e quindi divenne professore di Letteratura latina a Messina (1915). Nel 1923 conseguì anche la laurea in giurisprudenza con una tesi su Tacito e nello stesso anno fu trasferito a Padova, dove insegnò fino al 1948. La sua produzione scientifica - profili e commenti ad autori (da Seneca a Tacito) e soprattutto la monumentale Storia della letteratura latina (1925–27) - ne fissò il profilo di interprete storico-critico, poi ribadito nel rifacimento del commento all’Eneide (1950–55). Sul piano politico, dopo esordi socialisti, Marchesi aderì fin dalla fondazione al Partito comunista d’Italia (Livorno, 1921). Durante il regime interruppe quasi del tutto la pubblicistica politica, ma nel 1943 rientrò nella cospirazione antifascista. Nominato rettore dell’Università di Padova dal governo Badoglio (1° settembre 1943), con Silvio Trentin ed Egidio Meneghetti promosse il CLN veneto. Il 9 novembre 1943 inaugurò l’anno accademico con un discorso che, pur sotto la vigilanza della RSI, suonò come una sfida civile; minacciato d’arresto, passò in clandestinità e stese l’Appello agli studenti (datato 1 dicembre 1943, diffuso pochi giorni dopo), che chiamava alla resistenza armata contro nazisti e fascisti. Tra fine 1943 e inizio 1944 riparò in Svizzera, dove divenne nodo dei collegamenti tra Resistenza veneta e Alleati, diffondendo per radio e stampa il testo dell’Appello e una Lettera aperta in risposta all’appello “pacificatore” di Giovanni Gentile. Rientrò a Roma nel dicembre 1944 e ricoprì incarichi nei ministeri del Governo Bonomi e negli organismi dell’epurazione; nel 1946 fu eletto socio nazionale dei Lincei. Nel dopoguerra sedette nella Consulta nazionale (1945) e poi all’Assemblea Costituente (1946, PCI): celebre la sua dissidenza sull’art. 7 (Patti Lateranensi), pur restando figura stimata nel partito. Fu quindi deputato nella I legislatura (1948–1953) e confermato nella II legislatura; nel frattempo si pensionò dall’Università di Padova (31 ottobre 1953). Morì a Roma nel 1957. Sul piano letterario, ha lasciato poesie giovanili e prose d'arte e riflessioni. Bibliografia: https://www.treccani.it/enciclopedia/concetto-marchesi_(Dizionario-Biografico)/