Teobaldo Ciconi

1824-1863 • Ottocento

Informazioni Biografiche

Teobaldo Ciconi
1824-1863
Ottocento
Nato a San Daniele del Friuli il 20 dicembre 1824 da Pietro Ciconi e Teresa Perusini, studiò al collegio civico di Udine (1835-42). Nel 1843 si iscrisse a Giurisprudenza all’Università di Padova, dove entrò nel giro letterario di Giovanni Prati, Aleardo Aleardi e Leone Fortis, collaborando ai periodici cittadini «Il Caffè Pedrocchi» e «Giornale Euganeo». Adolescente aveva già fatto rappresentare due lavori (Il mussulmano e Rondello e il califfo); a Padova presentò nel 1845 la tragedia Speronella. Nel 1846 viaggiò tra Firenze, Roma e Napoli; sull’onda del primo mito liberale di Pio IX pubblicò a Padova La fratellanza cristiana. Allo scoppio dei moti del 1848 fu in Friuli: collaborò ai fogli patriottici di Udine, scrisse i versi della Ronda della Civica e inni per i caduti di Milano; poi passò per Treviso e raggiunse la Venezia insorta, dove fu ufficiale di Stato Maggiore e segretario di Girolamo Cavedalis, adoperandosi per la legione friulana. Nel dicembre 1848 pubblicò a Venezia Papa e Re, contro la linea politica di Pio IX. Nei primi mesi 1849 fu a Roma (collaborazione al giornale «L’Epoca»), quindi rientrò al Nord dopo la caduta della Repubblica. Riprese gli studi a Padova e si laureò nel 1850; iniziò poi un’intensa attività giornalistica e letteraria tra Udine, Trieste, Venezia e Milano. Raccolse versi nei Canti lirici (Venezia, 1853) e pubblicò componimenti civili e d’occasione; tradusse anche Heine. Dalla metà del decennio ottenne i primi consensi scenici: Eleonora di Toledo (Udine, 1857), quindi Le pecorelle smarrite (da Ostrovskij), e, alla vigilia della guerra del 1859, al Carignano di Torino Troppo tardi, allegoria patriottica applaudita. Seguono I garibaldini (1860) e una serie di commedie che consolidano la fama nazionale: Le mosche bianche (1860–61), La rivincita, soprattutto La statua di carne (1862), dramma “romanzesco” di fortissimo impatto poi più volte ripreso, e La figlia unica (fine 1862), dramma familiare di grande successo. Trasferitosi stabilmente a Milano (1860), fondò con Antonio Ghislanzoni il giornale «Il Lombardo», collaborò allo «Spirito folletto» e tradusse copiosamente dal teatro francese (Dumas figlio, Barrière, Feuillet, Augier, Sardou), affinando una drammaturgia popolare ma sorretta da intento morale e attenzione ai tipi sociali. Minato dalla tisi, continuò a scrivere febbrilmente; negli ultimi mesi abbozzò La primogenitura e La gelosia (da Jókai), rimasti incompiuti. Morì a Milano il 29 aprile 1863; la salma fu poi traslata a Udine. La critica coeva e il pubblico riconobbero in lui un autore capace di dare al teatro post-risorgimentale un registro insieme sentimentale e civile; la storiografia letteraria successiva lo colloca tra i protagonisti del teatro d’impianto popolare dell’età unitaria.
Bibliografia: https://www.treccani.it/enciclopedia/teobaldo-ciconi_%28Dizionario-Biografico%29/

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