Gabriele d’Annunzio nacque a Pescara il 12 marzo 1863 e morì al Vittoriale (Gardone Riviera) il 1º marzo 1938. Fu poeta, narratore, drammaturgo, giornalista e, nella vita pubblica, protagonista del nazionalismo italiano primo-novecentesco; è spesso descritto dagli studiosi come leader politico proto-fascista e il principale scrittore italiano a cavallo tra Otto e Novecento. Studiò al Collegio Cicognini di Prato (1874-1881), dove pubblicò i primissimi versi; a Roma intraprese il giornalismo e la carriera letteraria. L’esordio poetico è con Primo vere (1879), cui seguono Canto novo (1882) e, in prosa, Il piacere (1889), L’innocente (1892), Il trionfo della morte (1894), Le vergini delle rocce (1896). Con le Laudi (dal 1899) - in particolare Alcyone (1903-04) - raggiunge l’apice lirico; per il teatro compone, tra l’altro, La figlia di Iorio (1904). Nel 1897 fu eletto deputato, passando “con clamore” dalla destra all’estrema sinistra; nel 1910 rientrò nell’area nazionalista aderendo all’Associazione nazionalistica italiana di Corradini. Intanto, oppresso dai debiti, fra 1910-1914 visse in Francia, dove scrisse drammi e collaborò al cinema. Rientrato nel 1915, fu volontario e protagonista di azioni di forte risonanza simbolica nella Prima guerra mondiale: la “beffa di Buccari” (10-11 febbraio 1918) e soprattutto il volo su Vienna (9 agosto 1918), quando lanciò volantini di propaganda sulla capitale austro-ungarica; nel 1916 perse la vista dell’occhio destro in un incidente di volo. L’esperienza al buio darà origine al Notturno (poi edito 1921). Nel settembre 1919 guidò la marcia su Fiume e instaurò la Reggenza Italiana del Carnaro (1919-1920), dotandola della Carta del Carnaro (8 settembre 1920), testo costituzionale redatto da Alceste De Ambris e rielaborato da d’Annunzio. L’avventura si concluse con il cosiddetto "Natale di sangue" (24-29 dicembre 1920), quando l’esercito italiano sgomberò la città. Dal 1921 si ritirò sul Garda, al Vittoriale degli Italiani, dove visse e organizzò la propria vasta memoria materiale e libraria. Nel 1924 ricevette dal re il titolo nobiliare di Principe di Montenevoso; nel 1937 fu nominato presidente dell’Accademia d’Italia. La morte sopraggiunse al Vittoriale per emorragia cerebrale la sera del 1º marzo 1938; le sue spoglie sono nel mausoleo del complesso. La critica lo colloca al centro del decadentismo europeo per l’estetismo, l’autonarrazione e l’eclettismo formale; nella sfera politica la sua retorica, i riti e i simboli della Fiume dannunziana influenzarono alcuni aspetti del fascismo, pur restando, negli anni del regime, una figura celebrata ma sostanzialmente marginalizzata nelle decisioni politiche. Il Vittoriale è oggi museo-archivio di primaria importanza. Bibliografia: https://www.treccani.it/enciclopedia/gabriele-d-annunzio_(Dizionario-Biografico)/