Connessione Letteraria #310

Gabriele d'Annunzio • Notturno

Estratto Letterario

"Nerissa mi manda la sua fanticella a portarmi sotto la pioggia un fascio di fiori ch’ella ha trovati a Padova in questo pomeriggio. L’umidità entra nella mia stanza, la freschezza si sparge nelle mie lenzuola. Parlando della fante, l’infermiera mi dice vividamente: «È venuta senza ombrello! Gocciola come una grondaia. I fiori sono tutti fradici. Bisogna aspettare che s’asciughino.» La mia continua sete fiuta l’odore umido che sùbito impregna il mio buio. Il cuore mi batte. Prego la pietosa che si avvicini, che mi lasci toccare il fastello. Supplico. Minaccio di strapparmi la benda, di gettarmi giù dal letto. Ottengo. I fiori sono posati su la rimboccatura. Li ho sotto le mie dita veggenti. Li palpo, li separo, li riconosco. C’è il giacinto. È legato col filo in fascetti. Gli steli sono ineguali. Insieme formano un grappolo folto. Il profumo al fiuto aumenta come il dolore in una scalfittura. C’è la zàgara. È il nome arabico che dà al fiore d’arancio la Sicilia saracena. L’appresi, adolescente, su la mia riva, dal mozzo d’una goletta. Tanto mi piace che, se nomino il nome, sento il profumo. C’è la zàgara di serra: un gruppo di foglie che al tocco risuonano, e nel mezzo i bocciuoli duri. A uno a uno li sento. Qualcuno è chiuso, qualcuno è fenduto, qualcuno è mezzo aperto. Qualcuno è delicato e sensitivo come un capezzolo che teme la carezza. L’odore è candido, acerbo, infantile. Ma bisogna cercarlo con le narici in mezzo alle foglie diacce e stillanti che m’inumidiscono il mento e mi entrano in bocca. C’è l’amorino. È il più fradicio di pioggia, è tutto pregno d’acqua di nubi. Più odora all’apice, come l’ultima falange delle dita che lavorano i belletti. C’è in fondo al suo odore un che del fico latteggiante, del piccolo fico verdino. C’è pure, se insisto, un che della susina claudia matura. Odore di erba più che di fiore, di frutto più che di fiore. Meglio mi piace la zàgara, nome e cosa. È più tenue, più rara: non nuziale ma virginea. La cerco ancóra dentro la fronda. Mi sbianca il fuoco dell’occhio. È dura e bianca come la sclera. [...] Ma di dove viene quest’odore di mammole? Ci sono violette nella stanza? Chi me le ha nascoste? Allungo le mani caute per cercare intorno a me. Trovo un mazzo ch’era scivolato dalla rimboccatura verso la proda. Il cuore mi batte. Per un nulla il cuore mi balza! È un mazzo di mammole. Bagna-to, non aveva profumo. Il calore del letto lo rianima. È una sorpresa squisita. Ne gioisco come se le avessi colte io medesimo sul margine di un prato strano. Non sono le violette di Padova; sono per me le violette scempie di Pisa la dorata. Mi ricordo d’un acquazzone di marzo a Pisa… "

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Autore

Nome: Gabriele d'Annunzio
Periodo: 1863-1938
Categoria: Novecento
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Opera

Titolo: Notturno
Edizione: G. D'Annunzio, Notturno, in Id., Prose di ricerca, vol. I, a cura di A. Andreoli e G. Zanetti, Milano, Mondadori, pp. 159-410.
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Luogo

Nome: Orto botanico
Indirizzo: Via Orto Botanico, 15, 35123 Padova PD
Coordinate: 45.399358470700726, 11.879877569881382
Descrizione:
L’Orto botanico di Padova è un unicum nel cuore della città, tra Prato della Valle e la Basilica del Santo: nato nel 1545 come “giardino dei semplici” per l’insegnamento delle piante medicinali, è riconosciuto dal 1997 Patrimonio Mondiale UNESCO e continua a svolgere la sua missione scientifica e didattica senza interruzione dal Cinquecento a oggi. Il suo impianto storico è uno dei motivi della celebrità: un perfetto cerchio con un grande quadrato inscritto, suddiviso da assi ortogonali secondo i punti cardinali. Al centro, la vasca e il “cerchio d’acqua” che avvolge il giardino alludono simbolicamente al mondo e all’oceano; nei secoli si sono aggiunti portali monumentali, balaustre e serre, ma la struttura rinascimentale è rimasta intatta. Dentro questo “hortus conclusus” si è stratificata una storia di botanica europea. Tra le piante-simbolo spicca la celebre “Palma di Goethe” (Chamaerops humilis), messa a dimora nel 1585 e custodita in un’ottagono vetrato: il 27 settembre 1786 Goethe la osservò qui, traendo spunti per la sua idea della metamorfosi delle piante poi pubblicata nel 1790. Nel XXI secolo il giardino si è ampliato verso sud con il Giardino della Biodiversità (2014), un complesso di grandi serre a basso impatto che quasi raddoppia l’estensione storica e ricrea cinque grandi biomi lungo un gradiente che va dalle foreste tropicali umide agli ambienti aridi. Il percorso espositivo ospita circa 1.300 specie e permette di “sentire” climi e vegetazioni del pianeta in sequenza continua. Accanto alla visita all’orto antico e alle serre, oggi si possono esplorare anche gli spazi della ricerca: l’Orto conserva un importante erbario e una biblioteca storica e, dal 2014, nuovi laboratori universitari; dal 2023 è aperto anche il Museo Botanico, che valorizza collezioni, tavole didattiche e la relazione storica fra botanica e medicina. Nel complesso il sito custodisce migliaia di specie viventi e un patrimonio documentario di primo piano.
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