Connessione Letteraria #268

Anonimo • Alfabeto dei villani

Estratto Letterario

"La santa crose, l’Ave, el Patanostro
non se l’haom possù tegnir a mente,
ni letra fatta a stampa o con ingiostro.
A Arare e rupegare con gran stente:
quest’è la nostra prima lecion
che n’ha insegnò i nuostri mazorente.
B Bruscar le vi’ e metter d’i pianton,
a’ sè che ’l vin che faon non ne fa male:
nu bevon l’aqua e gi altri beve el bon.
C Cetole po reale e personale,
i sbiri sì ne ten tanto agrezè,
coegnom lassar i lieti e i cavazale.
D Desculci, senza calce e strinciè,
seom sbrendolusi e tutti sì n’inzerga
e sempre a’ seomo i primi assachezè.
E E canta i preve sora i cuorpi e sberga,
po ne castra i borsetti a man a man.
Ghe vegna l’ango mo’ sotto la chierga!
F Formento, mégio, spelta e d’ogni gran
per gi altri semenon, nu martoriegi
co un puo’ de sorgo se fazon del pan.
G Gagii, galline, oche e polastriegi
gi altri sì magna e nu co un po’ de nose
magnon d’i ravi com che fa i porciegi.
H Huomeni e donne, tusi con le tose,
el dì tutti se stenta quanto i pole
e po la notte su le mille crose.
I I soldè d’ogno banda sì ne tole
e po ne lassa doppie le mogiere;
seom sempre i primi a far le muzarole.
K Kason de pagia, teze è le letiere,
le stalle de le biestie è pur megiore,
ogn’hom spublicamente el pò vedere.
L Luvi de notte sì è nuostri segnore,
rospi e ranuogi sì ne fa el biscanto,
d’aseni e gagii aldom sonar le hore.
M Martori sem con duogia e con gran pianto,
le nuostre carte dise in spezorare,
non sè como a’ possom mè soffrir tanto.
N Nassem tutti a sto mondo per stentare,
l’è sì desgratià sta nuostra nagia
che d’ogno banda se sentom pelare.
O Odio se portom tutti in la coragia,
che se mostrom amisi al parlamento,
può se magnessomo el cuor in fritagia.
P Polenta e porri è el nuostro passimento,
d’agio e scalogne el corpo se noriga,
fra la zente n’andom spuzando a vento.
Q Quustion fra nu e’ andom cercando e briga,
spendom la festa i bieci in qualche ballo,
el pan ne mancaeinuostri tosi ciga.
R Rustici seom chiamè, non è gnian fallo,
sem tutti falsi, che ve ’l vuò dir pure,
no havom po pì rason com ha un cavallo.
S Strope e stropiegi usom da far centure,
le ne scusa per strenghe e an’ per zuogia
e da ligar legambe a le zonture.
T Tusi e le tose, anchora che i non vuogia,
attende a i puorci fin che gi è passù;
zoveni e vechi, tutti sem con duogia.
V Vache co i buò, le biestie sta con nu.
El mondo n’ha con biestie acompagnò
e pruopio a muo’ de biestie seom tegnù.
X Cristo fo da villan crucificò
e stagom sempre in pioza, in vento e in neve
perché havom fatto così gran peccò.
Y Phigiuoli che ne nasse dentro al sieve,
ghe faom le spese e sì i tegnom in ca’
e no saom si gi è nuostri o pur d’i preve.
Z Zape e baili, vanghe e la gugià,
co i nuostri cortelaci tachè al fianco,
quest’è la letra che n’è stà insegnà.
Et te sè dir che andom dal puoco al manco:
a’ cherzo ben che ’l dì del gran deslubio
a’ saron di maliti dal lò zanco.
Co’ hagom del ben el svola via in un subio,
stentomo in tanta duogia e strussion
ch’agom la vita amara co’ è ’l marubio.
Romponse pur la vita co’ a’ vogiom,
sarem sempre de quigi che è al fondo:
martori semo e martori sarom.
A’ seom pruopio la schiuma de sto mondo. "

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Luogo letterarizzato
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Autore

Nome: Anonimo
Periodo: c. XV-XVI secolo
Categoria: Cinquecento
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Opera

Titolo: Alfabeto dei villani
Edizione: M. Esposto, Tra satira e realismo: per un’edizione commentata dell’Alfabeto dei villani pavano, in «Italique», XXIII, pp. 245-274
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Luogo

Nome: Palazzo della Ragione
Indirizzo: Piazza delle Erbe, 35100 Padova PD, Italia
Coordinate: 45.40723610643506, 11.875277754324248
Descrizione:
Il Palazzo della Ragione era l'antica sede dei tribunali cittadini e del mercato coperto di Padova. La parte inferiore era già esistente nel 1166, ma si stima che sia stato eretto tra il 1218 e il 1219, e tra il 1306 e il 1309 Giovanni degli Eremitani fece aggiungere il porticato e le logge e fece innalzare la copertura a cui diede la caratteristica forma di carena di nave rovesciata. Il piano superiore è occupato da quella che è stata la più grande sala pensile del mondo, detta "Salone", che misura circa 80 metri per 27 e ha un'altezza di quasi 40 metri, con soffitto ligneo a carena di nave. Il piano inferiore ("sotto il Salone") ospita invece lo storico mercato coperto della città che, con i suoi otto secoli di storia, è il mercato coperto più antico d'Europa. Il palazzo oggi fa parte dei musei civici di Padova e dal 2021 è incluso tra i patrimoni dell'umanità dell'UNESCO grazie agli affreschi presenti nel Salone, realizzati in origine da Giotto e rifatti dopo l'incendio del 1420. Il ciclo pittorico originale è stato attribuito a Giotto, che all'inizio del XIV secolo decorò le volte delle tre sale in cui era suddiviso il Salone con motivi astrologici, soggetti religiosi e figure allegoriche. Dopo l'incendio del 1420, il palazzo fu ricostruito senza le pareti divisorie nel piano degli affreschi, con una sala unica appoggiata su archi e pilastri con volte a crociera, secondo il progetto dell'architetto Bartolomeo Rizzo, esperto in costruzioni navali. Il nuovo grande Salone venne decorato da un grandioso ciclo di affreschi a soggetto astrologico sulla traccia di quelli preesistenti, che erano basati sugli studi di Pietro d'Abano, e furono realizzati tra il 1425 e il 1440 da Niccolò Miretto e Stefano da Ferrara. Sono presenti anche (all'angolo est-sud) superstiti figurazioni sacre di Giusto de' Menabuoi. Nella sala è conservato oggi anche un gigantesco cavallo ligneo, copia rinascimentale di quello del monumento al Gattamelata di Donatello, regalato al comune dalla famiglia Emo Capodilista l'11 dicembre 1837. Il cavallo era stato commissionato dai Capodilista per una spettacolare parata a Padova del 1466 e venne quindi tenuto nel palazzo di famiglia fino alla donazione, ma primo della testa e della coda. Fu portato in Salone e il restauro fu affidato allo scultore Antonio Rinaldi, che intagliò i pezzi mancanti e il cavallo tornò al suo splendore originario, diventando uno dei segni distintivi del Salone. Nel Salone è installato inoltre un esemplare di pendolo di Foucault formato da un filo lungo 20 metri fissato alla volta, con appesa una sfera in acciaio e alluminio del peso di 13 kg. Ancora, sul pavimento, lungo l'asse sud-nord, si trova una striscia bianca e nera raffigurante il 12º meridiano che passa per Padova. Sulla parete a est, invece, si trova una lapide tombale risalente all'Antica Roma, attribuita a Tito Livio, e il medaglione raffigurante l'esploratore padovano Giovan Battista Belzoni. Nelle vicinanze è conservata la pietra del Vituperio, su cui i debitori insolventi erano obbligati a sedersi per tre volte annunciando la rinuncia ai propri beni per poi venire esiliati. Prima di sedersi erano costretti a spogliarsi e a restare in camicia e mutande, pratica che è all'origine della popolare espressione "restare in braghe de tea" ("restare in pantaloni di tela"). Sempre vicino alla parete est, ai fianchi della porta di accesso agli uffici comunali erano collocate due statue della dea egiziana Sekhmet, donate nell'Ottocento da Belzoni che le aveva portate con sé dall'Egitto, e che sono poi state trasferite al Museo archeologico di Padova. Si accede al Salone, di forma trapezoidale come il resto dell'edificio, mediante quattro scalinate che hanno inizio in corrispondenza degli angoli del palazzo e che prendono il nome dalle attività tenute in passato in quelle quattro zone del mercato: le scale degli uccelli e del vino sul lato di piazza delle Erbe, e quelle della frutta e dei ferri lavorati dalla parte di piazza della Frutta. Una curiosità: sul lato orientale il Palazzo della Ragione è collegato al Palazzo Comunale da un grande passaggio ad arco noto come Volto della Corda, che ha preso questo nome perché sotto l'arco venivano colpiti sulla schiena con una corda gli imbroglioni e i debitori insolventi. L'angolo del palazzo sotto al Volto della Corda è chiamato "Canton delle busie" ("Angolo delle bugie"), perché era il luogo dove si incontravano i commercianti. Nei pressi del Volto sono scolpite su pietra bianca le antiche misure padovane, che servivano a quel tempo ai clienti per non farsi imbrogliare dai venditori. È stato invece da lungo tempo eliminato il passaggio sul lato opposto conducente al Palazzo delle Debite, che era sede del carcere per i debitori insolventi. Il Salone è oggi utilizzato per importanti esposizioni artistiche, conferenze ed eventi.
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