Connessione Letteraria #326

Diego Valeri • Città materna

Estratto Letterario

"Il Pedrocchi, più che un bell'edificio, è anche adesso e sarà certo in avvenire una istituzione non pur utile, ma necessaria: necessaria a tener legate moralmente, se non a unire esteticamente, le due antiche città che formano Padova: quella del Santo, ariosa silenziosa statica dominata da grandi cupole chiare e da immensi alberi ombrosi e quella del Palazzo della Ragione, chiusa cupa irta di torri sinistre e popolata di variopinti mercati. (E se si vuole, anche la terza Padova: quella novissima, di cemento armato, rudimentale ancora e perfettamente insignificante). Nella zona neutra c'era, sì, e da molti secoli, l'Università; ma una scuola d'alta dottrina è un paese solitario ed impervio, un tempio di misteri impenetrabili ai profani. Ci voleva un luogo d'incontro aperto a tutti, accogliente con dignità ma senza sussiego: borsa d'affari, palcoscenico di eleganze e salotto di chiacchiere digestive. Ed ecco venir su il Pedrocchi, dal sogno ambizioso di un caffettiere sparagnino e dalla vivace fantasia d'un architetto di buon gusto. Venne su ampio armonioso, in figura press'a poco di clavicembalo, romanticamente classicheggiante, lucido di marmi e senz'altra decorazione pittorica ai muri che due grandi mappe del mondo; ospitale al punto da non voler porte per offrire asilo anche ai poeti nottambuli e ai mercanti mattinieri... Da allora son passati cento e più anni; e dopo tanto evo esso è sempre il cuore dove affluisce tutto il sangue di Padova. Poesie del Fusinato e del Prati; schioppettate austriache del'48; lo zabbaione di Stendhal e il sigaro virginia di Ardigò; placide beghe di professori e strepitose baraonde di studenti lungo un secolo intero: tutto è passato, e tutto è ancora vivo qua dentro, in questo ben fatto cuore di marmo e di velluto. Io dico che i Padovani dovrebbero incidere sulla parete del nicchione centrale, sopra la flessuosa navicella del banco, il nome di Antonio Pedrocchi, come quello del loro benefattore massimo (dopo il Santo, s'intende) e sotto, con verità appena un poco esagerata: Deus nobis haec otia fecit."

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Autore

Nome: Diego Valeri
Periodo: 1887-1976
Categoria: Novecento
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Opera

Titolo: Città materna
Edizione: D. Valeri, Città materna, Città di Castello, Ronzani Editore-Padova University Press
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Luogo

Nome: Caffè Pedrocchi
Indirizzo: Via VIII Febbraio, 15, 35122 Padova PD, Italia
Coordinate: 45.407744696487164, 11.877217249281498
Descrizione:
Il Caffè Pedrocchi è uno dei principali caffè storici e letterari d’Italia, simbolo urbano di Padova e luogo di ritrovo di studenti, docenti e intellettuali fin dall’Ottocento. È noto come il “caffè senza porte” perché per tradizione restò aperto giorno e notte fino alla Prima guerra mondiale. Il progetto dell’“Stabilimento Pedrocchi” fu affidato all’architetto Giuseppe Jappelli; il piano terreno fu completato nel 1831, mentre il Piano Nobile venne inaugurato nel 1842 in occasione del IV Congresso degli Scienziati Italiani. L’insieme unisce una struttura neoclassica (fabbrica principale) con un’ala neogotica detta “Pedrocchino” (pasticceria), aggiunta tra 1836–39: un impianto eclettico che prosegue nelle sale superiori, ciascuna arredata in uno stile storico diverso (fra cui Etrusco, Greco, Romano/Ercolano, Rinascimento, Egizio, Napoleonico). Al piano terreno le sale “tricolori” (Verde, Rossa, Bianca) richiamano l’iconografia risorgimentale. La Sala Verde è legata a una tradizione di libero accesso (anche senza obbligo di consumazione), che ne fece a lungo un rifugio per studenti e meno abbienti; la Sala Bianca conserva la memoria degli scontri dell’8 febbraio 1848. Durante la prima insurrezione studentesca patavina contro gli Austriaci, infatti, i militari aprirono il fuoco anche dentro il Pedrocchi: la cronaca civica ricorda, fra le vittime, Giovanni Battista Ricci (Verona), colpito in via del Sale e morto pochi giorni dopo, e Giovanni Anghinoni (Bozzolo), ucciso da un colpo di baionetta mentre si gettava da una finestra del Caffè. L’episodio è parte integrante della memoria risorgimentale padovana. Oggi il Piano Nobile ospita il Museo del Risorgimento e dell’Età Contemporanea, che ripercorre la storia padovana e nazionale dal 1797 al 1948 e accompagna il visitatore alla scoperta delle sale storiche del Pedrocchi; il Caffè continua la sua attività nel cuore della città.
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