Maddalena Scrovegni a Jacopo del Verme

Opera: Epistole di Maddalena Scrovegni

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Maddalena Scrovegni a Jacopo del Verme
Epistole di Maddalena Scrovegni
pp. 260-261
Littera dominae Magdalenae filiae domini Ugolini de Scro vignis de Padua domino Jacobo de Verme, congaudens de acquisitione Paduae facta per dominum Comitem Virtutum etc., quam scripsit propria manu.
Inclitae praestantiae viro militi gloriosissimo domino Jacobo de Verme ut Domino insigniter venerando. Dum nimium audax, strenui viri domini Ugulotti consanguinei mei hortatione commota, Vobis scribere paro, heroum gloriosissime, morum celebritate colende, functis assueto successu, mihi, infirmiori sexui, connexe Davidicum illud occurrit: "Canlale Domino canticum novum, quia mirabilia fecit. Nolum fecit salutare suum, in conspectu gentium revelavit iustitiam suam, qui exaudivit preces nostras et adduxit nos de lacu miseriae et de luto faecis, et statuit super petram pedes nostros et immisit in os nostrum canticum novum. Exullate ergo Deo adiutori nostro", laetissimi et vere felicissimi cives, quo niam optata lux clarissima mundi huic vestrae miserrimae urbi nuper affulsit, sereno numine coeli et sublato nebulo cala mitatis confisae. Illustre sidus nobis apparuit divinitus coelo demissum claritate iocundum iustitia et pietate perspicuum, cel sioris experientiae decus insigne, quod flexis genubus venerandum aestimo atque colendum; ad cuius venerabile signum certo remige per hoc vitae salum nobis dirigendus est cursus prosperitatis iocundae, ut demum, per tot nequissimos fluctus tempestatis adversae disiecti, tutum legamus in litore portum, ut, resistente carina, e tanto naufragio nobis contingat evadere, nostri Serenissimi ac illustristrissimi Principis Domini nostri clavum regente clementia, qui modum protervis imponet et malemeritos iubebit praemia ferre sua ac flebiles threnos reddere crudelissima sceptra. Ipsius namque clara potentia sinistro pergere gressu protervi coepere tyranni, ad inferiora depressi, exitio eorum in fausta passuri; qui, cespitantes transversi per scelerum prava, in sententiam divini iudicii properarunt, non advertentes mala malorum terminanda malis et probris calcanda malignis, profundo aeternae noctis criminum somno demersi, dum paratissimas promunt in se poenas eorum perfidiae, quae adversus meditatam causam celerrimo cursu saepe in suum se convertit excidium, ut culpae suae, sui incerta, ultro succumbat et diro supplicio patiatur adversa. Ubi nempe oriuntur, ibidem terminantur iniqua, et in auctorem redeunt admissa nefanda.
Lettera di Maddalena, figlia del signore Ugolino degli Scrovegni di Padova, a Jacopo Dal Verme, congratulandosi per la conquista di Padova da parte del conte di Virtù [Gian Galeazzo Visconti], che scrisse di propria mano.
All’uomo illustre, di nobile valore, glorioso cavaliere e degnissimo signore Jacopo Dal Verme, da onorare in modo speciale. Spinta dalla troppo audace esortazione del valoroso cavaliere Ugolotto, mio parente, oso scrivervi, o uomo glorioso, da onorarsi per la celebrità delle vostre eroiche virtù. A me, donna debole per natura, è venuto in mente quel versetto di Davide: "Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto meraviglie. Ha manifestato la sua giustizia davanti alle genti. Ha ascoltato le nostre preghiere e ci ha tratto dal pozzo della miseria e dal fango della palude; ha stabilito i nostri piedi sulla roccia e ha messo nella nostra bocca un canto nuovo."Esultate dunque, cittadini, nel nostro Dio soccorritore, voi fortunatissimi e veramente felici, perché finalmente una luce chiara e tanto desiderata è sorta su questa nostra città misera e travagliata. Il cielo sereno ci ha mandato un segno, dissolvendo le tenebre della calamità. È apparsa per noi una stella brillante, divinamente discesa dal cielo, luminosa di giustizia e pietà, un decoro dell’esperienza più alta: segno da venerare in ginocchio. Con questo segno davanti agli occhi, dobbiamo dirigere la rotta della nostra prosperità attraverso il mare della vita, finché, dopo tante tempeste malvagie, possiamo giungere in porto sicuro. Che la nostra fragile barca resista al naufragio, guidata dalla clemenza del nostro serenissimo e illustrissimo Principe, che sa frenare i superbi e imporre la giusta punizione ai malvagi, obbligandoli a piangere sotto scettri crudeli che essi stessi si erano arrogati. Con la sua potenza luminosa, gli arroganti tiranni hanno cominciato a precipitare nel baratro, condannati a una fine rovinosa. Hanno inciampato nei loro stessi crimini e si sono affrettati verso il giudizio divino, non rendendosi conto che il male si estingue con altro male e che le malvagità tornano su chi le ha commesse. Immersi nel sonno del peccato, hanno attirato su sé le punizioni che meritano per la loro slealtà. Spesso il male si rivolta contro chi lo ha generato, e così la colpa si trasforma nella propria condanna. Le iniquità, infatti, sorgono dove poi finiscono, e le azioni scellerate ritornano a colpire chi le ha commesse.
Questa è la lettera più celebre di Maddalena Scrovegni, la gratulatoria diretta a Pietro Dal Verme in occasione del suo ingresso in Padova il 18 dicembre 1388. Nell’epistola, l’unica pubblicata, che dichiarò di aver scritto su suggerimento di Ugolotto Biancardo, capitano delle truppe viscontee, Maddalena descrisse la conquista di Padova in termini quasi apocalittici, vedendo nel Dal Verme una brillante stella di giustizia e pietà divina che giunge alfine a frenare i tiranni, che finalmente pagheranno il fio dei loro misfatti, e a risollevare gli afflitti cittadini di Padova per i quali si augura l’inizio di un lungo periodo di buon governo. L’epistola combina citazioni bibliche, soprattutto dai Salmi e dai Profeti, con parti genuinamente frutto dell’abilità della redattrice e riveste grande interesse storico in quanto richiama e ripercorre le discordie che opposero la famiglia Scrovegni ai signori da Carrara.

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Titolo: Epistole di Maddalena Scrovegni
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