Sant'Antonio (Libro III, V)

Opera: Cronica in factis et circa facta Marchie Trivixane

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Sant'Antonio (Libro III, V)
Cronica in factis et circa facta Marchie Trivixane
pp. 128-131
Amici tamen dompni Marchionis estensis et ipsius Comitis, qui sic detinebantur iniuste, quod consequi nequiverunt per arma mundi, facere voluerunt cum amicis et militibus Iesu Christi. Miserat enim Deus tunc temporis Paduam de finibus Hesperie et de partibus Occidentis, utpote de terris Gallicie, Sibilie et Ulisbone, supra dictum virum religiosum et sanctum, fratrem Antonium de ordine fratrum Minorum, qui fuit de genere nobilium et potentum, multa honestate perspicuus, multa litteratura fundatus, arca veteris testamenti et forma novi et - si verbis audacia tribuatur - potens opere et sermone. Hic Padue corporaliter cum fratribus conversatus, spiritualiter habitabat in celis; et in suis predicacionibus, quas per diversas contratas Padue, imo Marchie eciam per civitates et villas sepissime faciebat, suos habebat oculos et mentem multo magis elevatam ad celum. Sive enim quod speravit hic sanctus homo in Deum, sive quod motus fuit ab amicis comitis Sancti Bonifacii et rogatus, ivit Veronam et fudit preces plurimas rectoribus Lonbardie, potestati et dompno Ecelino suisque consiliariis de Verona, ut Comitem et amicos eius, quos tenebant captos in Lonbardia, de carceribus relaxarent. Set nichil preces, eciam si sint iuste, fructificant, ubi nullus est ramunculus karitatis. In nullo namque penitus exauditus, regressus Paduam, in contemplacione, cunctis Christi fidelibus reverenda, in loco quasi desserto voluit ducere vitam suam. Et constructa sibi quadam habitacione paupercula prope ad villam de Campo sancti Petri paduane diocesis, in arbore quadam ramosa, nuce videlicet, die noctuque regirans vetus testamentum et novum, scribere parabat utilia toti populo christiano; scripsitque et vixit, ut legitur in legenda ipsius. Set vocatus est beatus iste confessor ad patriam meliorem et situs in ordine angelorum, anno Domini MCCXXXI, die XIII intrante iunio; cuius corpus sanctissimum, translatum honorifice in arcam mamrmoream Padue de ecclesia, que erat Sancta Maria mater Domini, usque in in hodiernum diem requiescit in loco suorum fratrum. Canonizatus autem dignis meritis et expertis per sanctam romanam Ecclesiam, idem beatus Antonius intercedit salubrites pro cunctis fidelibus prodestque et prosit utinam omni tempore populo paduano, cuius est spes et fiducia, tutor et refugium et patronus.
(Tuttavia) gli amici del marchese d'Este e del conte conte [di San Bonifacio], che venivano così ingiustamente detenuti, quel che non riuscivano a fare con le armi del mondo, vollero farlo con gli amici e i cavalieri di Gesù Cristo. Infatti in quei tempi Dio aveva mandato a Padova dai confini dell'Esperia e dalle parti di Occidente, cioè dalle terre di Galizia, Siviglia e Lisbona, il suddetto uomo religioso e santo, frate Antonio dell'ordine dei frati Minori, che era di stirpe nobile e potente, chiaro per rettitudine, rafforzato da una grande erudizione, arca del vecchio Testamento e immagine del Nuovo e - se è concesso ardire alle parole - potente in opere e in parole. Questi viveva fisicamente con i frati a Padova, ma in spirito abitava nei cieli; e nelle sue prediche, che molto spesso faceva in diverse contrade di Padova e anche nelle città e nei villaggi della Marca, teneva gli occhi e la mente molto più rivolti al cielo. Difatti questo sant'uomo, sia che sperasse in Dio, sia che fosse stato indotto e pregato dagli amici del conte di San Bonifacio, andò a Verona e profuse tantissime preghiere ai rettori della Lombardia, al podestà e a Ezzelino e ai suoi consiglieri di Verona, perché rilasciassero dal carcere il conte e i suoi amici, che detenevano in Lombardia. Ma le preghiere, seppur devote, non producono frutto, dove non c'è neppure un rametto di carità. Infatti senza essere stato in nessun modo esaudito, ritornato a Padova, volle passare la sua vita in un luogo quasi deserto, nella contemplazione che tutti i fedeli di Cristo dovrebbero venerare. E costruitosi presso il villaggio di Camposampiero nella diocesi padovana un povero abituro sopra un albero ramoso, un noce, meditando giorno e notte l'Antico e il Nuovo Testamento, attendeva a scrivere cose utili a tutto il popolo cristiano; e scrisse e visse, come si legge nella sua Legenda. Ma questo beato confessore fu chiamato a una patria migliore e fu posto nell'ordine degli angeli nell'anno del Signore 1231, il 13 giugno; e il suo santissimo corpo, deposto con onore in un'arca di marmo della chiesa di Padova allora chiamata Santa Maria Mater Domini, riposa fino a oggi nel convento dei suoi frati. Canonizzato poi per giusti e comprovati meriti dalla santa Chiesa romana, il beato Antonio intercede utilmente per tutti i fedeli e aiuta, e voglia il cielo lo faccia sempre, il popolo padovano, di cui è speranza e fiducia, tutore e rifugio e patrono.

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Titolo: Cronica in factis et circa facta Marchie Trivixane
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