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L'arrivo a Padova, il burchiello, il moto terrestre
L'arrivo a Padova, il burchiello, il moto terrestre
Opera: Storia della mia vita (Histoire de ma vie)
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L'arrivo a Padova, il burchiello, il moto terrestre
Storia della mia vita (Histoire de ma vie)
pp. 27-29
Una volta accettato il responso del professor Macop, l'abate Grimani si assunse l'incarico di trovarmi una pensione a Padova per mezzo di un chimico di sua conoscenza che risiedeva in quella città, un certo Ottaviani che faceva anche l'antiquario. In pochi giorni la pensione fu trovata e il 2 aprile 1734, nella ricorrenza del mio nono compleanno, mi condussero a Padova lungo il Brenta, in un burchiello. Ci imbarcammo alle dieci di sera, dopo aver cenato. Il burchiello è una specie di piccola casa galleggiante. Dispone di due cabine, una ad ogni estremità, con relative cuccette per i domestici a prua e a poppa, e presenta al centro una sorta di lungo salone fornito tutt'intorno di finestre a vetri con tanto di imposte. Per compiere il tragitto ci sarebbero volute otto ore. Con me c'erano, oltre a mia madre, l'abate Grimani e Baffo. Mia madre mi fece dormire con sé nel salone, mentre i due amici passarono la notte nel camerino. Come si fece giorno, mia madre si alzò e aprì una finestra di fronte al letto, di modo che i raggi del sole nascente mi percossero il visto e mi fecero aprire gli occhi. Il letto era basso e non scorgevo la riva: attraverso la finestra vedevo solo le cime degli alberi che in due file ininterrotte fiancheggiavano il fiume. La barca andava, ma con moto così eguale che non me ne potevo accorgere; così, gli alberi che scomparivano rapidamente al mio sguardo suscitarono il mio stupore. "Oh, madre cara!" esclamai. "Cosa succede? Gli alberi camminano!" Essi risero, ma mia madre sospirò e mi disse in tono compassionevole: "è la barca che cammina, non gli alberi. Vestiti." Per nulla intimorito, con l'aiuto della ragione che si stava svegliando in me, colsi subito la causa del fenomeno. "Dunque" le dissi "anche il sole sta fermo e siamo noi che muoviamo da Occidente a Oriente." La mia buona madre mi dà dello sciocco, l'abate Grimani deplora la mia imbecillità e io rimango costernato e afflitto. Sto quasi per piangere, ma chi mi rende la vita è Baffo, che mi abbraccia e mi bacia teneramente dicendomi: "Hai ragione tu, bimbo mio. Il sole non si muove. Fatti animo, tira sempre le conseguenze logiche dei tuoi ragionamenti e lascia che gli altri ridano." [...] Quella fu la prima vera soddisfazione della mia vita.
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Titolo: Storia della mia vita (Histoire de ma vie)