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Bruto Minimo all'Università (vv. 121-156)
Bruto Minimo all'Università (vv. 121-156)
Opera: Versi di Ippolito Nievo
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Bruto Minimo all'Università (vv. 121-156)
Versi di Ippolito Nievo
pp. 4-17
Quando la mala nuova – entro in Pedrocchi Fu una sorpresa nuova – in tutti gli occhi. Le vittime segnate – all’ecatombe Vedean sol ronche alzate – e sangue e tombe, E avean dentro al cervello – un tramestio Di colpi di coltello – e fiochi Oh Dio! Cosa può far un piede – ai walzer uso Per ischivar lo spiede – in campo chiuso? Cosa far degli unghioni – un dì sì cari Incontro a quei bastoni – e a tai sicari? Come arrischiar la testa – ed il cappello A siffatta tempesta? – Oh che bordello! E non poter fuggir – per qualche foro!... Oh a vent’anni morir – l’è un gran martoro! Battean sotto i vestiti – i cuori a doppio, Tutti dicean contriti: «Or ora io scoppio!». Molte basette e molte – in sù arricciate. Come dal fulmin colte – e’ son cascate; Lanciar provò taluno – un frizzo, un motto Che un tremito importuno – in gola ha rotto. E chi il giunco elegante – in man brandia Lasciollo pocostante – e si svenia. Vi fu chi die’ di piglio – alle panchine E mascherò il coniglio – infino al fine, Ma chi avea le più strambe – e più grand’armi Fidava nelle gambe – e nei gendarmi.