La superbia degli uomini e le conseguenze della tirannide (Ecerinis, vv. 113-162)

Opera: Ecerinis

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La superbia degli uomini e le conseguenze della tirannide (Ecerinis, vv. 113-162)
Ecerinis
pp. 165-166
Chorus: Quis vos exagitat furor,
o mortale hominum genus?
Quo vos ambitio vehit?
Quonam scandere pergitis?
Nescitis cupidi nimis
quo discrimine quaeritis
regni culmina lubrici:
diros expetitis metus,
mortis continuas minas:
mors est mixta tyrannidi,
non est morte minor metus.
Ast haec dicere quid valet?
Sic est: sic animus volat;
tunc, cum grandia possidet,
illis non penitus satur;
cor maiora recogitat.
Vos in iurgia, nobiles,
atrox invidiae scelus
ardens elicit, inficit:
numquam quis patitur parem.
O quam multa potentium
nos et scandala cordibus
plebs vilissima iungimus!
Illos tollimus altius,
hos deponimus infimos:
leges iuraque condimus,
post haec condita scindimus.
Nobis retia tendimus,
mortale euxilium damus,
falsum praesidium sumus.
Haec demum iugulis luunt:
nos secum miseri trahunt,
nos secum cadimus; cadunt.
Sic semper rota volvitur,
durat perpetuum nichil.
En, cur Marchia nobilis
haec Tarvisia sic fremit,
signis undique classicis
clamor bellicus obstrepit,
exardet furor excitus,
gentes e requie trahit,
cives otia deserunt?
Dirum pax peperit nefas.
Bullit sanguinis impetus
et certamina postulat,
partes crimina detegunt,
ferrum poscitur urbibus,
turbat iustitiae forum.
Verona venit anxius,
qui iam fert nova, nuntius.
Coro: Quale furore vi agita stirpe mortale degli uomini? A che vi trae superbia? Dove volete ascendere? Troppo avidi, ignorate con quale rischio ambite le altezze di un malsicuro regno. Cercate fieri timori, continue minacce di morte. La morte è commista alla tirannide, il timore non è meno di morte. Ma a che vale dir questo? Così è: così l'ardire vola. Poi, quando cose grandi possiede, non affatto sazio di quelle, il cuore ne medita di maggiori. Voi nelle offese, o nobili, l'atroce colpa d'invidia, trae ardente e colora. Mai nessuno tollera altri a sè pari. E noi, plebe vilissima quanti e quali orridi esempi aggiungiamo alle brame dei potenti!
Quelli leviamo più in alto, questi deponiamo tra gli infimi; fabbrichiamo leggi e patti, e appena fatti li stracciamo. A noi stessi tendiamo le reti, diamo aiuto mortale, siamo ingannevole presidio. Questo infine essi scontano, miseri, con le gole: ci traggono con sé: cadiamo con loro: cadono. Così sempre la ruota gira, niente dura perpetuo. Perché, ecco, così freme questa nobile Marca trevisana? Ovunque risuona clamore di guerra fra classiche insegne, riarde furore ridesto, strappa le genti alla quiete, abbandonano i cittadini le grate cure. La pace ha partorito un'atroce empietà, l'impeto del sangue bolle, e vuole fare guerre, i partiti compiono apertamente i delitti, ferro si chiede alle città, ferro turba i tribunali. Ma ecco ormai, a portare notizie, un nunzio che affannato giunge da Verona.

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