Ab Urbe condita, Praefatio, 1-5

Opera: Ab Urbe condita libri CXLII

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Ab Urbe condita, Praefatio, 1-5
Ab Urbe condita libri CXLII
pp. 106-108
[1] Facturusne operae pretium sim, si a primordio urbis res populi Romani perscripserim, nec satis scio nec, si sciam, dicere ausim, [2] quippe qui cum veterem tum vulgatam esse rem videam, dum novi semper scriptores aut in rebus certius aliquid allaturos se aut scribendi arte rudem vetustatem superaturos credunt. [3] Utcumque erit, iuvabit tamen rerum gestarum memoriae principis terrarum populi pro virili parte et ipsum consuluisse; et si in tanta scriptorum turba mea fama in obscuro sit, nobilitate ac magnitudine eorum me qui nomini officient meo consoler. [4] Res est praeterea et immensi operis, ut quae supra septingentesimum annum repetatur et quae ab exiguis profecta initiis eo creverit, ut iam magnitudine laboret sua; et legentium plerisque haud dubito quin primae origines proximaque originibus minus praebitura voluptatis sint festinantibus ad haec nova, quibus iam pridem praevalentis populi vires se ipsae conficiunt ; [5] ego contra hoc quoque laboris praemium petam, ut me a conspectu malorum, quae nostra tot per annos vidit aetas, tantisper certe, dum prisca illa tota mente repeto, avertam, omnis expers curae quae scribentis animum etsi non flectere a vero, sollicitum tamen efficere posset.
[1] Non ho la certezza, né, se anche l'avessi, oserei esprimerla, di compiere un’opera che valga la fatica scrivendo la storia del popolo romano dall'inizio dell’Urbe, [2] in quanto vedo che la cosa è antica e assai diffusa, mentre sempre nuovi scrittori cercano o di meglio accertare la verità dei fatti o di superare nell'arte dello scrivere i rozzi scrittori del passato. [3] Comunque sarò lieto di aver contribuito anch’io, per quanto è nelle mie facoltà, al ricordo delle gesta del più grande popolo della terra; e se in tanta folla di scrittori la mia fama rimarrà oscura, mi consolerò col pensiero dell’eccellenza e della grandezza di coloro che offuscheranno la mia rinomanza. [4] La materia! è poi d’immensa mole, poiché risale ad oltre settecento anni addietro, e partita da umili inizi Roma a tal punto è cresciuta, che già è travagliata dalla sua stessa grandezza; e non dubito che alla maggior parte dei lettori offrirà scarso diletto il racconto delle prime origini e dei fatti più vicini alle origini, per la fretta di giungere a questi ultimi eventi, in cui le forze del popolo da lungo tempo già dominante da se stesse si consumano : [5] per me invece proprio questo sarà il premio che chiedo alla mia fatica, l’allontanarmi dalla vista dei mali di cui per tanti anni l’età nostra è stata spettatrice, almeno fino a quando sarò immerso con tutto l'animo nel ripercorrere quegli antichi tempi, libero da ogni preoccupazione che possa, anche se non far deflettere dal vero la mente dello scrittore, renderla tuttavia turbata.

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Titolo: Ab Urbe condita libri CXLII
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