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Qualche notizia su T. Livio raccolta da Giovanni Boccaccio
Qualche notizia su T. Livio raccolta da Giovanni Boccaccio
Opera: Vite di Petrarca, Pier Damiani e Livio
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Qualche notizia su T. Livio raccolta da Giovanni Boccaccio
Vite di Petrarca, Pier Damiani e Livio
pp. 938-941
Pauca de T. Livio a Iohanne Boccaccio collecta T. Livius inter ceteros cuiuscunque evi scriptores clarissimus hystoriographus fuit. Hic, ut nonnullis placet, anno secundo olympiadis CLXXX Patavi ex clara familia honestisque parentibus natus est. Qui, cum iam doctrinis eruditus et etate provectus esset, Romam se conferens et equestri ascriptus ordini, ad scribendas romanorum hystorias animum apposuit, visisque eorum annalibus et scriptorum qui se precesserant voluminibus, et superfluis omissis, tanta cum fide ac veritate et elegantia stili, tam solida atque succiplena oratione, tamque decora atque pellucida continuatione CXLII libros scripsit, ut nil medium aut finis tam ingentis operis a principio differre videatur. Sumpsit enim initium ab urbe condita et in id usque tempus protraxit hystoriam, in quo Drusus Tiberii Cesaris frater, bellum adversus Germanos gerens, cruris fractura mortuus est, quod circa olympiadem CLXXXXIII Octaviano Augusto imperante gestum creditur. Et sunt qui existiment eum Patavi tantum scripsisse ac Romam librariis seu bibliotecarum custodibus decadas misisse, nec quenquam eo scribente secum conferre potuisse; alii vero non Patavi tantum, sed Rome aliquando seu ruri, apud quod haud longe Roma sibi solitariam mansionem delegerat. Huius tam celebris splendidaque longe lateque fama fuit, ut ab extremis orbis partibus nonnullos ad se tanquam divinum hominem visendum adeo ardenti desiderio pellexerit, ut venientes neglecta Roma tunc rerum domina, si abesset, illum extra perquirerent, ut liquido vir sanctissimus atque doctissimus Ieronimus romane Ecclesie presbiter cardinalis in proemio Biblie in eius eximiam laudem testatur dicens: «Ad T. Livium lacteo eloquentie fonte manantem ex ultimis Hispanie Galliarumque finibus quosdam venisse nobiles legimus, et quos ad contemplationem sui Roma non traxerat, unius hominis fama perduxit. Habuit illa etas inauditum omnibus seculis celebrandumque miraculum, ut urbem tantam ingressi, ali ud extra urbem quererent». Demum, cum LXXVII sue etatis annum ageret, anno Tiberii Cesaris IIIl Patavi vite ac labori subtractus est, et ibidem cives sui sepultum volunt, producentes lapidem unum ab agricultore agrum secus civitatem altius solito fodiente diebus nostris compertum, in quo he leguntur littere: «V. F. T. LIVIUS LIVIAE T. F. QUARTAE L. HALYS CONCORDIALIS PATAVI SIBI ET SUIS OMNIBUS», quas in suum epytaphium sculptas credunt. Is autem lapis, vetusta purgatus carie et litteris in primam formositatem redactis, iussu incliti viri lacobi de Carraria tunc Patavi imperantis, apud monasterium Sancte lustine virginis in pariete vestibuli ecclesie affixus in hodiernum usque videtur.
Qualche notizia su T. Livio raccolta da Giovanni Boccaccio T. Livio fu lo storico più illustre fra tutti gli altri scrittori di qualsiasi epoca. Secondo alcuni nacque nel 2° anno della 180a olimpiade a Padova, da illustre famiglia e rispettabili genitori. Ormai dotato di una solida cultura e in età matura, recatosi a Roma e accolto nell'ordine equestre, si volse a scrivere la storia romana; esaminati gli annali e i volumi degli scrittori che lo avevano preceduto, tralasciato il superfluo, scrisse 142 libri, con tanto scrupolo, verità ed eleganza, con stile così pieno e succoso, con così degna e splendida successione, che in un'opera così ampia non appaiono discontinuità dall'inizio alla fine. Iniziò la sua opera dalla fondazione di Roma e la continuò fino all'epoca della morte, per la frattura di una gamba, mentre combatteva contro i Germani, di Druso fratello di Tiberio Cesare, avvenimento che si crede accaduto circa nella 193a olimpiade, durante l'impero di Ottaviano Augusto. C'è chi pensa che sia rimasto a scrivere a Padova, e abbia inviato a Roma le sue decadi ai librai e ai bibliotecari, e che durante la composizione dell'opera nessuno abbia potuto incontrarsi con lui; altri invece ritengono che non sia vissuto solo a Padova, ma talvolta a Roma o in campagna, in una dimora appartata che si era scelto non lungi da Roma. La sua fama fu tanto rinomata e splendida per ogni dove, che richiamò alcuni dalle più lontane regioni per vederlo, quasi fosse un essere divino, con così vivo desiderio che, una volta giunti, se lui non c'era, trascuravano Roma, allora capo del mondo, e lo andavano a cercare dove si trovava. Lo attesta chiaramente S. Gerolamo, dottissimo cardinale della Chiesa romana, dicendo nel proemio della Bibbia, a sua straordinaria lode: «Leggiamo che alcuni nobili vennero dalle più lontane regioni della Spagna e della Gallia per T. Livio, scrittore di viva e soave eloquenza: quelli che Roma non aveva attratto a vederla, li condusse la fama di un solo uomo. Quell'epoca ebbe questa meraviglia, ignota alle altre età e degna di esaltazione, che, entrati in una città tanto eccezionale, cercavano qualcosa oltre alla città». Infine, nel settantasettesimo anno di vita, quarto dell'impero di Tiberio Cesare, fu sottratto, a Padova, alla vita e all'attività, e lì i concittadini affermano sia stato sepolto, mostrando una lapide scoperta ai giorni nostri da un contadino che scavava un campo in prossimità della città più profondamente del solito; nell'epigrafe si leggono queste lettere: «V(ivo) F(ece) T. Livio Hali l(iberto) di T. Livia Quarta f(iglia) di T(ito), Concordiale di Padova, per sé e
per tutti i suoi», che essi credono scolpite per il suo epitafio. Questa lapide, ripulita dall'antico stato di abbandono, riportate le lettere all'originaria bellezza, fu affissa per ordine dell'illustre Giacomo da Carrara, allora signore di Padova, presso il monastero di S. Giustina vergine, nella parete del vestibolo della Chiesa, e lì è ancor oggi visibile.