Dante e Giotto a Padova

Opera: Comentum super Dantis Aldigherii Comoediam

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Dante e Giotto a Padova
Comentum super Dantis Aldigherii Comoediam
pp. 312-313
Accidit autem semel quod dum Giottus pingeret Paduae, adhuc satis juvenis, unam cappellam in loco ubi fuit olim theatrum, sive harena, Dantes pervenit ad locum: quem Giottus honorifice receptum duxit ad domum suam, ubi Dantes videns plures infantulos eius summe deformes, et, ut cito dicam, simillimos patri, petivit: "Egregie magister, nimis miror, quod cum in arte pictoria dicamini non habere parem, unde est, quod alienas figuras facitis tam formosas, vestras vero tam turpes!". Cui Giottus subridens, praesto respondit: "Quia pingo de die, sed fingo de nocte". Haec responsio summe placuit Danti, non quia sibi esset nova, cum inveniatur in Macrobio libro Saturnalium, sed quia nata videbatur ab ingenio hominis.
Accadde una volta che, mentre Giotto stava dipingendo a Padova - ed era ancora abbastanza giovane - una cappella costruita nel luogo dove un tempo sorgeva il teatro, o l’arena, Dante arrivò in quel luogo. Giotto lo accolse onorevolmente e lo condusse nella sua casa, dove Dante, vedendo i suoi molti figli, estremamente brutti e, a dirla tutta, identici al padre, gli chiese: “Egregio maestro, mi stupisco davvero: si dice che tu non abbia pari nell’arte della pittura; come mai, allora, rappresenti volti altrui così belli, e quelli tuoi così orrendi?”. A ciò Giotto, sorridendo, rispose prontamente: "Perché dipingo di giorno, ma plasmo (i miei figli) di notte". Questa risposta piacque moltissimo a Dante, non perché fosse per lui nuova (dato che si trova anche nel libro Saturnalia di Macrobio), ma perché sembrava davvero nata dall’ingegno dell'uomo.

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Titolo: Comentum super Dantis Aldigherii Comoediam
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