Galeotto Marzio nacque a Narni tra il 1424 e il 1427. Studiò a Ferrara con Guarino Veronese e poi a Padova, dove ottenne il dottorato in medicina e arti. Insegnò con successo Lettere nello stesso Studio e si fece notare per le sue competenze in astrologia e retorica. Frequentò importanti figure culturali come Janus Pannonius e Andrea Mantegna, che forse lo ritrasse nella Cappella Ovetari. Negli anni Sessanta si trasferì in Ungheria, alla corte del re Mattia Corvino, dove fu medico di corte, consigliere e autore. Tornò però più volte in Italia: nel 1463-1465 insegnò a Bologna, e nel 1473 pubblicò a Venezia il De homine, un'opera di medicina. Nel 1477 si stabilì definitivamente a Montagnana, dove scrisse il De incognitis vulgo, opera audace che gli causò gravi problemi: fu arrestato, torturato, condannato all’abiura e vide i suoi libri bruciati. Liberato, si rifugiò nuovamente in Ungheria, dove rielaborò l’opera e la dedicò al re. Scrisse poi il De dictis ac factis regis Mathiae, una raccolta di 32 episodi su Mattia Corvino, ricca di elementi autobiografici e folclorici. In seguito, a causa del clima politico ostile, lasciò l’Ungheria per la Boemia e, forse, per la penisola iberica, dove avrebbe esercitato la medicina e approfondito la cultura araba. Nel 1490 terminò il De doctrina promiscua, dedicato a Lorenzo de' Medici, e poco dopo compose la Chiromantia perfecta, trattato sulla mano come elemento distintivo dell'uomo. La sua ultima opera certa è il De excellentibus, dedicato a Carlo VIII, compendio di testi precedenti. Non si conoscono luogo e data della morte, avvenuta probabilmente tra il 1494 e il 1497 Bibliografia: https://www.treccani.it/enciclopedia/galeotto-marzio_(Dizionario-Biografico)/