Nato a Padova il 9 ottobre 1618 da una famiglia nobile in contrada di S. Bartolomeo (l'attuale via Altinate), Dottori cresce e si forma nella città, senza però seguire studi regolari né conseguire lauree; frequenta comunque l’ambiente dello Studio patavino, allora animato da docenti e dibattiti di grande risonanza. La sua prima prova narrativa, il romanzo Alfenore, circola manoscritta tra gli amici e poi esce a Padova nel 1644. Già poco prima aveva composto il poemetto La prigione (1643), autobiografico resoconto in ottave del suo arresto nel 1641 per un libello diffamatorio comparso nella Sala della Ragione. Nel 1643 pubblica a Padova le Poesie liriche, cui seguono Le ode (1647) e, più tardi, le Canzoni (1650). La rete padovana è il suo vero milieu. Aggregato ai Ricovrati nel 1645, Dottori diventa segretario nel 1646 e viene eletto principe nel 1649 (poi ancora nel 1670, 1675, 1677): l’Accademia – che tiene le sue adunanze tra case private e sedi cittadine – è la piattaforma da cui proietta la propria figura di letterato e oratore. Nella stessa Padova, tra il 1647 e il 1648, scrive la satira Il Parnaso per celebrare la “fraglia dei padrani”, compagnia di amici e letterati che si ritrova in via S. Biagio nel “canovino” di Girolamo Sanguinacci. Tra la fine del 1649 e l’estate seguente tenta la via di Roma presso il cardinale Rinaldo d’Este, ma rientra presto a causa della malaria e delle delusioni di corte. Proprio in quell’orbita elabora il progetto del poema eroicomico L’Asino (modellato sulla rivalità tra Padova e Vicenza), che vede la luce a Padova nel 1652 sotto l’anagramma di “Iroldo Crotta”; seguiranno gli anni dell’Aristodemo, la tragedia composta nel 1654 e stampata a Padova nel 1657, passata attraverso una lunga revisione con amici e lettori. Nel 1658 escono a Padova le Lettere famigliari, che fissano la sua prosa d’occasione e di relazione. Negli anni Sessanta e Settanta consolida legami asburgici (con Eleonora Gonzaga, compiendo un viaggio a Vienna nel 1662), continua a pubblicare lirica e pratica vari generi: dal poemetto Galatea alle prove drammatiche (Bianca, 1671; Zenobia di Radamisto, 1686), fino alle Confessioni di Eleuterio Dularete (1696). Il suo profilo pubblico resta però radicato nella città: incarichi accademici, orazioni, edizioni padovane, una continua interlocuzione con il pubblico locale. Muore a Padova il 23 luglio 1686; i Ricovrati gli tributano solenni esequie nella chiesa degli Eremitani, e nel 1695 l’editore Frambotto pubblica le Opere in due volumi, consegnando alla città il ritratto compiuto del suo “conte poeta”. Bibliografia: https://www.treccani.it/enciclopedia/carlo-de-dottori_(Dizionario-Biografico)/