Lovato Lovati

1240-1309 • Duecento

Informazioni Biografiche

Lovato Lovati
1240-1309
Duecento
Lovato Lovati nacque a Padova, nel 1240 circa, da Rolando di Giovanni detto Lovato, appartenente a una famiglia prestigiosa padovana nella quale si erano succeduti notai da molte generazioni. Il 6 maggio 1267 fu ammesso nel Collegio padovano dei giudici, del quale risulta essere stato gastaldo, insieme con Guglielmo Curtarolo. Intorno al 1270 sposò Jacopina di Vincenzo da Solesino, dalla quale ebbe quattro figli. Nel 1275 il suo nome compariva in una lista di cittadini padovani residenti nella contrada S. Lorenzo, nei pressi del ponte Altinate. Quando gli scavi compiuti nell'area nel 1283 portarono alla luce uno scheletro di dimensioni rilevanti, Lovati lo identificò con quello di Antenore, l'eroe troiano leggendario fondatore di Padova. In seguito, venne fatto costruire un monumento funebre per il quale Lovati compose un'iscrizione che descriveva la fondazione della città con versi tratti da Virgilio, dai Fasti di Ovidio e da Livio. Oltre che per l'attività di giudice, di podestà e di membro influente del Comune di Padova, Lovati fu noto anche come copista e collezionista di testi classici, poetici e storici, molti dei quali furono da lui usati per la composizione dei suoi scritti (delle trascrizioni dei testi antichi ne è rimasta solo una, conservata presso la British Library di Londra, Add. Mss., 19906). Pare che Lovati e la sua cerchia, comprendente Zambono di Andrea, Albertino Mussato e Geremia da Montagnone, conoscevano le opere di Lucrezio, Catullo, i Carmina di Orazio, Tibullo, Properzio, l'Ibis ovidiana, Marziale, le Silvae di Stazio oltre agli altri poeti e scrittori latini conosciuti lungo tutto il corso del Medioevo. Lovati lavorò anche all'edizione di un proprio testo di Livio, creando una versione unificata della prima, terza e quarta decade dell'Ab urbe condita di Livio. Per quanto il riguardo il corpus poetico, esso si compone di quattro epistole metriche e alcune brevi composizioni, tra le quali la Questio de prole (1267 circa), tenzone latina composta con Albertino Mussato e Zambono di Andrea sulla quale si discute se sia meglio o no avere figli. Tra le opere frammentarie di Lovati, si ricordano i sei versi copiati da Giovanni Boccaccio alla fine dello Zibaldone laurenziano del poema latino su Tristano e Isotta, con ogni probabilità fedele al Roman de Tristan. Perduto è anche un breve poema epico sui conflitti tra guelfi e ghibellini a Padova. Lovati morì a Padova il 7 marzo 1309 e fu sepolto all'esterno della chiesa di S. Lorenzo in un'arca sostenuta da quattro colonne, adiacente alla tomba di Antenore. Le due quartine dell'epitaffio le compose lui stesso. Petrarca lo loderà come il più grande poeta del suo tempo, che si era però dedicato agli studi giuridici mescolando le nove muse con le dodici tavole e aveva abbandonato la sua attività poetica per il chiasso delle corti. Un secolo dopo la morte di Lovati, il padovano Sicco Polenton riprenderà il giudizio espresso da Petrarca, aggiungendovi l'opinione più favorevole secondo la quale "Erat Lovatus aetate tunc senex virque hac in civitate honoratus ac multae scientiae, nam et civili in iure erat doctissimus".
Bibliografia: https://www.treccani.it/enciclopedia/lovato-lovati_(Dizionario-Biografico)/

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