Connessione Letteraria #215

Battista Guarini • Pastor fido

Estratto Letterario

"AMARILLI
O Mirtillo, Mirtillo, anima mia,
se vedessi qui dentro
come sta il cor di questa
che chiami crudelissima Amarilli,
so ben che tu di lei
quella pietà, che da lei chiedi, avresti.
Oh anime in amor troppo infelici!
che giova a te, cor mio, l'esser amato?
che giova a me l'aver sì caro amante?
Perché, crudo destino,
ne disunisci tu, s'Amor ne strigne?
e tu, perché ne strigni,
se ne parte il destin, perfido Amore?
Oh fortunate voi, fère selvagge,
a cui l'alma natura
non die' legge in amar se non d'amore!
Legge umana inumana,
che dài per pena de l'amar la morte!
Se 'l peccar è sì dolce
e 'l non peccar sì necessario, oh troppo
imperfetta natura
che repugni a la legge!
oh! troppo dura legge
che la natura offendi!
Ma che? poco ama altrui chi 'l morir teme.
Piacesse pur al ciel, Mirtillo mio,
che sol pena al peccar fusse la morte!
Santissima Onestà, che sola sei
d'alma bennata inviolabil nume,
quest'amorosa voglia,
che svenata ho col ferro
del tuo santo rigor, qual innocente
vittima a te consacro.
E tu, Mirtillo, anima mia, perdona
a chi t'è cruda sol dove pietosa
esser non può; perdona a questa, solo
nei detti e nel sembiante
rigida tua nemica, ma nel core
pietosissima amante;
e, se pur hai desio di vendicarti,
deh! qual vendetta aver puoi tu maggiore
del tuo proprio dolore?
Che se tu se' 'l cor mio,
come se' pur mal grado
del cielo e della terra,
qualor piagni e sospiri,
quelle lagrime tue sono il mio sangue,
que' sospiri il mio spirto e quelle pene
e quel dolor, che senti,
son miei, non tuoi, tormenti.
"

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Luogo biografico
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Autore

Nome: Battista Guarini
Periodo: 1538-1612
Categoria: Cinquecento
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Opera

Titolo: Pastor fido
Edizione: B. Guarini, Il Pastor Fido, a cura di E. Selmi, introduzione di G. Baldassarri, Venezia, Letteratura Universale Marsilio
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Luogo

Nome: Palazzo Zabarella
Indirizzo: Via Zabarella, 14, 35121 Padova PD
Coordinate: 45.40629474837449, 11.879274507813602
Descrizione:
Il palazzo nasce come dimora della famiglia Zabarella fra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo; la torre merlata è ancora l’elemento che caratterizza l’edificio e rimanda al periodo comunale della città. Gli scavi hanno documentato stratigrafie anteriori: insediamenti dall’VIII sec. a.C. e pavimenti a mosaico di età romana nell’area della corte. Il complesso rimase agli Zabarella per secoli; nel 1672 i fratelli Giovanbattista e Lepido razionalizzarono gli spazi sull’impianto della torre medievale. Nell’Ottocento il conte Giacomo Zabarella commissionò un riordino in stile neoclassico all’architetto Daniele Danieletti (1802) e fece decorare gli interni (1818–19) da Giuseppe Borsato, Giovanni Carlo Bevilacqua e dal giovane Francesco Hayez. Nel Novecento l’edificio fu ampliato e poi riadattato; un ampio restauro (1988–1996) ha recuperato strutture storiche e reperti, restituendolo alla città. Oggi Palazzo Zabarella è sede della Fondazione Bano e funge da centro culturale con mostre e attività scientifiche; l’apertura al pubblico avviene in occasione delle esposizioni.
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