Palazzo Liviano è un edificio padovano del XX secolo, situato nella zona del vecchio capitaniato della città: fu costruito incorporando nella sua struttura i resti dell'antico palazzo del Capitanio. Si trova nella parte occidentale di piazza Capitaniato, antico cortile della Reggia Carrarese ristrutturato al tempo della dominazione veneziana, quando vi fu costruita la sede di uno dei due capitani veneziani che governavano Padova. Intitolato a Tito Livio, oggi ospita la Scuola di Scienze Umane, Sociali e del Patrimonio culturale ed il Dipartimento dei Beni Culturali: Archeologia, Storia dell'Arte, del Cinema e della Musica dell'Università di Padova ed il Museo di scienze archeologiche e d'arte. È inoltre collegato con la Sala dei Giganti, antica struttura affrescata che ospita oggi concerti e convegni. Il palazzo fu edificato - per la nuova sede della Facoltà di Lettere - su iniziativa di Carlo Anti, rettore dell'Università di Padova dal 1932 al 1943, che in tale periodo fece ristrutturare molti dei palazzi dell'ateneo invitando a Padova alcuni tra i maggiori artisti nazionali. Struttura dallo spiccato stile metafisico, il Liviano fu costruito dall'architetto milanese Gio Ponti, che si occupò anche di diversi particolari dell'arredamento interno. L'affresco nell'atrio fu eseguito da Massimo Campigli tra il 1937 e il 1940, in collaborazione con sua moglie Giuditta Scalini, e raffigura l'archeologia, patrimonio della cultura italiana. Un altro affresco, situato sulla sinistra della fascia mediana della parete maggiore, raffigura Campigli, Ponti, Anti e Scalini, vestita con abiti maschili e con le carte dei progetti in mano. L'affresco centrale rappresenta invece Tito Livio, vestito in abiti romani, mentre fa lezione ad una classe di studenti universitari, abbigliata secondo la moda degli anni Trenta ma che scrive su antiche tavolette di cera. Nel 2009 gli affreschi del palazzo sono stati restaurati. La scultura dell'atrio che raffigura Tito Livio chinato e in atteggiamento riflessivo (come "un bambino che si inginocchia e scrive per tutta la vita", secondo la definizione dell’artista), fu realizzata da Arturo Martini nel 1942.