Nato a Firenze tra il maggio e il giugno del 1265, Dante Alighieri è il più noto poeta italiano, considerato il padre della lingua italiano e punta delle "Tre corone" con Petrarca e Boccaccio. Apparteneva a una famiglia della piccola nobiltà cittadina, i cui legami politici ed economici garantirono a Dante un'istruzione approfondita di grammatica, filosofia e retorica. Cominciò a scrivere poesie fin da giovane: il suo primo sonetto, in onore di Beatrice, risale a 18 anni. Beatrice è una figura storicamente esistita, identificata con Bice di Folco Portinari (nota come Beatrice Portinari), che Dante celebra come figura ideale di virtù e grazia. La sua morte precoce nel 1290 gli ispirò la Vita nuova (1293-1295), opera in forma di prosimetro che racconta l'intera storia del suo amore e che inaugura il dolce stil novo, la corrente letteraria che esalta l'amore spirituale e la nobiltà d'animo. Poco dopo il 1290 Dante si volge alla filosofia: senza interrompere del tutto la lirica d'amore, egli riflette questa tendenza in liriche di filosofia morale. Allo stesso periodo risalgono le rime petrose, cantate per una "donna Pietra o dura come una pietra", la Tenzone con Forese Donati e - di dubbia autorialità - il Fiore e il Detto d'Amore. Oltre all'attività letteraria, Dante partecipò attivamente alla vita politica fiorentina. In quegli anni Firenze era dilaniata dallo scontro tra le fazioni dei Guelfi (filopapali) e dei Ghibellini (filoimperiali): quando i Guelfi prevalsero, si divisero a loro volta in Bianchi e Neri, i primi contrari all'ingerenza del papato negli affari cittadini, i secondi favorevoli. Dante si schierò con i Guelfi Bianchi e nel 1300 ricoprì l’incarico di priore, la massima carica politica della città. Nel 1302, con la vittoria dei Guelfi Neri sostenuti da papa Bonifacio VIII, Dante fu accusato di corruzione e baratteria, condannato all'esilio perpetuo e minacciato di morte in caso di ritorno a Firenze. Iniziò così un lungo pellegrinaggio attraverso varie corti italiane: fu ospite degli Scaligeri a Verona, dei Malaspina in Lunigiana, e infine giunse a Ravenna presso Guido Novello da Polenta. Durante l'esilio Dante scrisse le sue opere maggiori. La più importante è la Divina Commedia, iniziata probabilmente intorno al 1308 e completata poco prima della morte; è l'opera dantesca che ha conosciuto e conosce tuttora una fama e una fortuna mondiali, è considerata uno dei massimi capolavori della letteratura universale e ha avuto un'influenza determinante sulla lingua italiana, in quanto scritta in volgare. Si tratta di un poema allegorico-teologico in terzine di endecasillabi a rime incatenate che narra il viaggio immaginario dell'autore attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso. Precedenti, risalenti al periodo 1304-1307, sono il De vulgari eloquentia, trattato incompiuto sulla dignità del volgare, e il Convivio, raccolta di trattati filosofici e scientifici in volgare. Scrisse anche il De Monarchia, in latino, in cui esponeva la teoria di un Impero universale separato dall'autorità della Chiesa. Sembra che Dante si sia fermato a Padova dal marzo fino almeno al settembre 1306, probabilmente per ragioni di studio; Carlo Leoni identifica la dimora con quella di Palazzo Romanin-Jacur. In questo periodo padovano, a marzo, Dante avrebbe incontrato Giotto mentre dipingeva la Cappella degli Scrovegni. Dante morì a Ravenna nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321, probabilmente a causa della malaria contratta durante un viaggio diplomatico a Venezia. Bibliografia: https://www.treccani.it/enciclopedia/dante-alighieri/; A. Gloria, Sulla dimora di Dante in Padova. Ricerche critiche, in Dante e Padova. Studi storico-critici, Padova, Libreria Sacchetto Editrice, 1865, pp. 1-28.