Giano Pannonio, il cui vero nome era Giovanni da Csezmicze, nacque il 29 agosto 1434 a Cazma, in Croazia, all'epoca parte del regno d'Ungheria. Fin da giovane fu destinato agli studi umanistici grazie all'influenza di suo zio, Giovanni Vitéz, importante figura politica e religiosa del regno (arcivescovo e cancelliere reale). Mandato in Italia, il centro della cultura umanistica dell'epoca, Giano fu allievo a Ferrara di Guarino Veronese, uno dei maestri più stimati di lingua e letteratura classica, e fu subito riconosciuto come una delle promesse più brillanti dell'Umanesimo europeo. Nel 1454 si trasferì a Padova, dove completò la sua formazione laureandosi in diritto canonico nel 1458. Durante il suo soggiorno padovano, Giano si immerse completamente nella cultura classica e scrisse numerose poesie satiriche e descrittive in latino: epigrammi, elegie e panegirici, che rivelano una profonda conoscenza dei modelli antichi, da Marziale a Orazio. A Padova cominciò pure la sua attività di traduttore, volgendo in latino due opuscoli di Plutarco. Fu amico di Andrea Mantegna, che lo ritrasse insieme a Galeotto Marzio, e a cui Pannonio dedicò un'elegia. Rientrato in patria, Giano ricevette dal re Mattia Corvino la nomina a vescovo di Pécs (Cinquechiese) nel 1459. Nella sua duplice veste di uomo di Chiesa e umanista, cercò di portare l'eredità della cultura italiana nella vita culturale e politica dell'Ungheria, promuovendo lo studio dei classici, traducendo opere greche e latine, e componendo testi poetici. Nel 1465 fu anche inviato a Roma come ambasciatore, missione che gli permise di tornare a respirare l'atmosfera del Rinascimento italiano, che tanto aveva amato. Ma la sua vita conobbe un esito tragico: coinvolto in una congiura contro il re insieme allo zio Vitéz, fu costretto alla fuga. Morì in esilio presso Zagabria il 27 marzo 1472, a soli 37 anni. Bibliografia: https://www.treccani.it/enciclopedia/giano-pannonio_%28Enciclopedia-Italiana%29/; https://it.wikipedia.org/wiki/Janus_Pannonius