Nato a Padova il 15 maggio 1730, entrò giovanissimo nel Seminario di Padova, dove seguì studi di lettere e filosofia, poi matematica e diritto; prese gli ordini minori senza diventare sacerdote. Proprio al Seminario ottenne da molto giovane la cattedra di retorica e avviò le prime prove di traduzione (Eschilo, Pindaro) e di critica, con una polemica precoce contro il pedantismo scolastico e il culto acritico dei classici. Nel 1762 fu chiamato a Venezia come precettore presso i Grimaldi e pubblicò, con due celebri Ragionamenti teorici, le sue versioni in versi delle tragedie di Voltaire (Il Cesare e Il Maometto), che fissano un’idea di teatro capace di dilettare e insieme di offrire un “piacere morale”. Nel 1768 rientrò a Padova come professore di lingua greca ed ebraica all’Archiginnasio, incarico che accompagnò a una vasta attività editoriale e didattica. Fra 1763 e 1772 diede alle stampe a Padova le Poesie di Ossian: una traduzione (da Macpherson) che, grazie all’uso innovativo dell’endecasillabo sciolto, divenne uno dei veicoli principali del preromanticismo in Italia, influenzando anche la lirica di Alfieri, Foscolo e Leopardi. Parallelamente lavorò alla traduzione delle Orazioni di Demostene e al Corso ragionato di letteratura greca. Nel 1785 pubblicò il Saggio sulla filosofia del gusto e il Saggio sopra la lingua italiana, poi rielaborato come Saggio sulla filosofia delle lingue applicato alla lingua italiana: testi cardine in cui Cesarotti propone una mediazione illuministica tra ragione e gusto, e una concezione dinamica della lingua (aperta a forestierismi necessari, alle varietà d’uso, alla mediazione tra scritto e parlato), anticipando tratti della linguistica moderna. Tra 1786 e 1794 pubblicò una traduzione in prosa dell’Iliade con ampie note storico-critiche; nel 1795 ne offrì anche un libero rifacimento in versi (La morte di Ettore). Sulla questione omerica si confrontò con F. A. Wolf, difendendo l’unità dell’opera omerica contro le ipotesi più radicali dell’erudizione tedesca. Nel 1797, all’arrivo di Bonaparte a Padova, gli rese omaggio; fu da lui protetto e incaricato di redigere testi di divulgazione civile. La sua posizione politica, moderata e oscillante, riflette l’ansia di conciliare ordine e libertà tipica di una parte delle élites venete. Trascorse gli ultimi anni tra Padova e la villa di Selvazzano, dove morì il 4 novembre 1808. Bibliografia: https://www.treccani.it/enciclopedia/melchiorre-cesarotti_(Dizionario-Biografico)/