Giovanni Comisso (Treviso, 3 ottobre 1895 – Treviso, 21 gennaio 1969) fu tra le voci più originali del Novecento veneto. Volontario nella Grande Guerra (Corpo del Genio telegrafisti), partecipò poi all’impresa di Fiume con d’Annunzio (1919–1920), esperienza che alimentò il suo primo libro in prosa, Il porto dell’amore (1924; poi riedito come Al vento dell’Adriatico, 1928). Nel 1924 si laureò in giurisprudenza a Siena; fallito l’esame di abilitazione forense, scelse la via del giornalismo e della letteratura. Negli anni Venti e Trenta fu inviato per quotidiani nazionali, viaggiò tra Adriatico, Europa e Nord Africa, e fissò in libri la materia dei suoi spostamenti: Gente di mare (1928, Premio Bagutta 1929), Giorni di guerra (1930), i romanzi Il delitto di Fausto Diamante e Storia di un patrimonio (entrambi 1933), quindi I due compagni (1936). Stile limpido, sensuale, attento ai paesaggi e ai corpi, tenne insieme cronaca e invenzione. Dal 1930 circa si stabilì nella campagna di Zero Branco (Treviso), senza smettere di viaggiare e collaborare a giornali. Nel secondo dopoguerra alternò libri di racconti e memorie: Le mie stagioni (1951), Capricci italiani (1952, Premio Viareggio), Un gatto attraversa la strada (1954, Premio Strega 1955). Continuò l’attività di elzevirista e di corrispondente (tra gli altri per "Il Messaggero" e "La Stampa"), rientrando a Treviso nel 1954 dopo la morte della madre. Morì nel 1969. La critica (da Montale a Saba) ne ha riconosciuto il timbro inconfondibile: un realismo mobile, sensoriale, traversato da una malinconia ironica. Bibliografia: https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-comisso_%28Dizionario-Biografico%29/