Francesco Petrarca nacque ad Arezzo il 20 luglio 1304. Trascorse i primi anni a Pisa, poi si trasferì con la famiglia ad Avignone nel 1312, dove il padre, ser Petracco, esercitava la professione di notaio. Iniziò lì la sua formazione, per poi essere inviato a Montpellier nel 1316 a studiare legge. Nel 1320 proseguì gli studi giuridici a Bologna, ma li abbandonò nel 1326 dopo la morte del padre. Rientrato ad Avignone, prese gli ordini minori per motivi economici. Furono anni dedicati alla vita mondana, durante i quali nacque il celebre amore per Laura, incontrata – secondo la tradizione – nella chiesa di Santa Chiara ad Avignone il 6 aprile 1327, un venerdì santo. Questo amore, seppur probabilmente idealizzato, divenne il fulcro della sua produzione lirica. Laura morì, secondo quanto riferito da Petrarca, il 6 aprile 1348, esattamente 21 anni dopo il primo incontro. Nel 1330 Petrarca entrò al servizio della potente famiglia Colonna, seguendo Giacomo Colonna in Guascogna e poi il fratello cardinale Giovanni ad Avignone. In questi anni compì importanti viaggi, tra cui uno nel 1333 nelle Fiandre e in Brabante, durante il quale scoprì a Liegi l'orazione Pro Archia di Cicerone, un evento simbolico dell'inizio del suo impegno umanistico. Nel 1336 fece il suo primo viaggio in Italia, visitando Roma. Nel 1337 si ritirò in Valchiusa, presso la sorgente del fiume Sorga, dove concepì molte delle sue opere. L'8 aprile 1341 ricevette l'incoronazione poetica a Roma, in Campidoglio. Dopo l'incoronazione, tornò a Parma e successivamente ad Avignone. Nel 1343 fu colpito dalla monacazione del fratello Gherardo, evento che lo segnò profondamente e coincise con una crisi spirituale, testimoniata in opere come il Secretum. Gli anni successivi sono occupati da frequenti spostamenti, anche per missioni diplomatiche. Presumibilmente nel marzo 1349 Petrarca visitò per la prima volta Padova, invitato da Jacopo II da Carrara, Signore di Padova; il 18 aprile 1349, il sabato dopo la Pasqua, Petrarca prese possesso del Canonicato del Duomo di Padova, con un beneficio di 200 ducati annui, e dell'abitazione canonicale - ancora visibile - che rimase di sua proprietà fino alla morte, donata da Jacopo. Petrarca non vive stabilmente a Padova, ma solo per periodi di varia durata; infatti lascia la città ma vi fa ritorno all'inizio del 1350 per assistere alla traslazione del corpo di Sant'Antonio nella cappella appositamente realizzata per custodirne le spoglie. Nel 1350, in occasione del Giubileo, visitò Roma e poi si recò a Firenze, dove incontrò Boccaccio, con cui iniziò un'amicizia duratura. Boccaccio lo raggiunse poi a Padova nel 1351 come ambasciatore della città, restituendogli i beni confiscati al padre e offrendogli una cattedra, che però Petrarca non accettò subito. Nel frattempo, nel dicembre del 1350 l'amico Jacopo da Carrara era stato assassinato e Petrarca stesso, profondamente segnato, detta l'epigrafe, che oggi si trova sulla sua tomba nella Chiesa degli Eremitani. Petrarca lascia Padova e si reca a Vaucluse, nei pressi di Avignone, dove gli amici Colonna gli hanno donato una proprietà, poi nel 1353 torna in Italia in via definitiva, accettando l'ospitalità dell’arcivescovo Giovanni Visconti a Milano, dove visse per circa otto anni, un periodo fecondo dal punto di vista letterario. Nel 1362, fuggendo la peste che aveva colpito anche la sua famiglia, tornò a Padova e poi si trasferì a Venezia, dove la Repubblica gli offrì una casa sulla Riva degli Schiavoni. Nel 1368 rientra a Padova, ma viste le sue condizioni di salute, Francesco I da Carrara gli dona un terreno ad Arquà, sui Colli Euganei, dove si ritira a partire dal 1370 e visse gli ultimi anni di vita: Petrarca morì nella sua abitazione di Arquà la notte del 19 luglio 1374. Il poeta scrisse sia in latino che in volgare, attribuendo al primo maggior valore. Tra le opere più significative si menzionano l'Africa, poema epico in esametri dedicato a Scipione l'Africano, con cui cercò di rivitalizzare il genere epico in chiave umanistica. Centrale nella sua riflessione morale è il De remediis utriusque fortunae, un'opera in forma dialogica che offre consigli per affrontare le alterne vicende della vita con equilibrio. Nei trattati De vita solitaria e De otio religioso, Petrarca esalta la solitudine e il raccoglimento come condizioni ideali per la meditazione e lo studio. Il Secretum, tra le opere più intime, è un dialogo interiore con Sant'Agostino, specchio del suo tormento spirituale e della tensione tra l'amore per le cose terrene e il desiderio di salvezza. Le raccolte epistolari, come le Familiares, le Seniles e le Sine nomine, testimoniano la vastità dei suoi interessi culturali e politici, oltre a rappresentare un nuovo uso letterario della forma della lettera, ispirata ai modelli antichi. La produzione in volgare, invece, è dominata dalla raccolta dei Rerum volgarium fragmenta, nota come il Canzoniere, raccolta di 366 liriche incentrate sulla figura di Laura, amata e idealizzata. L'opera, suddivisa in due parti (“In vita” e “In morte di Laura”), non segue una narrazione lineare ma rappresenta un itinerario interiore segnato da contrasti: l'amore terreno si scontra con l'aspirazione alla virtù, la bellezza con la fugacità del tempo. Il Canzoniere è forse l'opera più celebre oggi di Petrarca. A questo si affiancano i Triumphi, poema allegorico in terzine in cui l'amore viene progressivamente superato da valori più alti (castità, morte, fama, tempo, eternità), in un percorso che riflette l'ansia di trascendenza e il bisogno di ordine morale. Bibliografia: https://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-petrarca/; https://www.comune.padova.it/francesco-petrarca-padova